SEMINARIO DI STORIA INTERDISCIPLINARE E CULTURA DIGITALE PER FORMARE CITTADINI COMPETENTI IN STORIA: DOCUMENTAZIONE DELLE ATTIVITA’ SVOLTE

RELAZIONI
Conoscere le potenzialità delle risorse digitali e dell’intelligenza artificiale (IA o AI in inglese) per applicarle nell’insegnamento e nell’apprendimento della storia
Relatore: Ivo Mattozzi (Presidente Associazione Clio ’92)
Innanzitutto, occorre che gli insegnanti si rendano conto dei tanti strumenti digitali che Internet mette a disposizione per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento della storia: ebook acquistati in librerie o forniti da Google libri, archivi digitalizzati, immagini di opere d’arte, immagini di siti archeologici, immagini di spartiti musicali, whatsapp di gruppo per dialogare, riproduzione di fotografie, film, giornali e riviste, dizionari, enciclopedie come la Treccani e Wikipedia…, applicazioni per fare riunioni on line… Dunque, si tratta di capire come profittare di tali risorse per organizzare lezioni oppure percorsi di apprendimento. Converrebbe insegnare ad alunne e alunni come imparare meglio le conoscenze storiche usando tali risorse prima di impegnarsi ad insegnare a utilizzare l’IA.
Negli ultimi tempi non si fa altro che parlare dell’IA. Le dimissioni di un ricercatore, Jacob Coxon, dell’azienda Anthropic hanno suscitato molto clamore poiché sono correlate alla preoccupazione che «Le aziende dell’AI stanno «correndo dritte verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi, giocando d’azzardo con le nostre vite». Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno lasciato pubblicamente i principali laboratori di AI, mettendo in guardia contro una corsa tecnologica che, a loro giudizio, potrebbe condurre a conseguenze catastrofiche. Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Science dell’azienda, ha scritto: «Jacob ha ragione: crediamo davvero e sinceramente che l’AI potrebbe uccidere tutti gli esseri umani. Personalmente ritengo che la probabilità sia superiore al 10% nel prossimo decennio».
E sappiamo che le banche dati che fanno funzionare l’IA consumano enormi quantità di energia elettrica e di acqua per il raffreddamento con un forte impatto sul clima. Dunque, è necessario che alunne e alunni si rendano conto che stiamo vivendo una storia effettiva in corso e che ciascuna/o è tenuto a prendere posizione rispetto ai pericoli che essa comporta.
Ma l’IA è ormai una risorsa utilizzata da studentesse e studenti. Dobbiamo imparare anche noi a metterla a frutto per insegnare meglio, per educare ad usarla, per valutare i prodotti degli allievi.
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Si può fare: esperienze didattiche realizzate con l’aiuto del digitale alla scuola primaria. Il contributo della Rete delle GeoStorie
Relatrice: Luisa Bordin (Associazione Clio ’92)
La Rete delle GeoStorie (Scuola capofila l’IC di Noale -VE) è partner di Clio ’92. Progetta e svolge attività di formazione e ricerca-azione rivolte a docenti di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dal 2004. Nel corso dell’intervento saranno illustrate brevemente alcune delle esperienze didattiche -anche con l’uso del digitale- realizzate nei laboratori o da singole insegnanti nel corso degli anni. Saranno esplicitati le finalità e gli obiettivi che sottendono i diversi lavori e le possibili ri-applicazioni in classe.
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Una grande tremenda cosa: come le competenze storiche possono sostenere l’alfabetizzazione all’IA nella scuola secondaria
Relatore: Ciro Saltarelli (Università di Urbino – Associazione Clio ‘92)
L’IA generativa rende economiche operazioni un tempo specialistiche e costringe la scuola a chiedersi quali capacità e competenze restino essenziali per abitare criticamente il presente. L’intervento sostiene che la risposta passi anche per l’educazione al pensiero storico: valutare le fonti, confrontare versioni, distinguere evidenze e opinioni, gestire l’incertezza sono le stesse capacità che il Rapporto PISA 2025 indica come centrali per l’alfabetizzazione all’AI. Diviene educativamente e civicamente strategico fare dell’AI uno spazio di esercizio del metodo storico, in una progressione verticale che integra il prompting the past e una valutazione del ragionamento tracciabile. La proposta didattica legata alla lettura delle immagini (Caccia all’anacronismo) cercherà di fare emergere l’importanza per l’AI literacy di educare gli studenti all’analisi delle immagini del passato generate dall’AI, individuandone anacronismi e stereotipi e verificando la fondatezza delle informazioni attraverso il confronto con fonti e testi storici.
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WORKSHOP
Cittadini … in cammino (Scuola primaria)
Conduttrice: Rita Marchioni (Associazione Clio ’92)
Obiettivi del workshop
- Confrontarsi su quali competenze, abilità, conoscenze sono da “costruire” con gli alunni in relazione alle discipline Storia, Educazione Civica, Tecnologia.
- Fornire ai docenti partecipanti alcuni “strumenti” ed idee per progettare percorsi trasversali di cittadinanza attiva.
Articolazione del workshop
- Breve presentazione del conduttore del workshop.
- Breve presentazione reciproca dei partecipanti.
- Cosa si aspettano i docenti partecipanti da questa attività laboratoriale.
- Esplicitazione degli obiettivi da parte del conduttore.
- Presentazione di un ppt – guida: la visione alternerà momenti di esposizione da parte del conduttore a momenti di dialogo e ad altri di lavoro individuale e di gruppo dei partecianti.
- Spazio/tempo per eventuali domande durante e alla fine del workshop.
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“Dalla lente d’ingrandimento allo scanner”
Analisi della traccia di una cultura passata, conservata mediante la digitalizzazione
(Scuola primaria: classi III, IV e V)
Conduttrice: Graziella Checconi (Associazione Clio ’92)
L’incontro si aprirà con la somministrazione agli intervenuti della fotocopia di una traccia scritta, che nel corso dei lavori e grazie ai reciproci scambi di conoscenze e competenze dei componenti il gruppo di lavoro, acquisirà il carattere di fonte storica.
Nell’intento di evidenziare l’evoluzione, relativamente alle linee didattiche, all’applicazione di mezzi e strumenti tecnologici e alla progressiva formazione da parte dell’insegnante proponente, nonché della risposta e dei risultati ottenuti dagli alunni, si mostrerà come la medesima traccia sia stata utilizzata in unità d’apprendimento a distanza di successivi anni scolastici, rivolgendosi a classi differenti per ciclo, contesto, livello d’informatizzazione e dotazione tecnologica. Di volta in volta, durante la realizzazione in classe, sempre la stessa traccia è stata visualizzata e ingrandita mediante strumenti tecnologicamente più avanzati; allo stesso modo il supporto da cartaceo è divenuto digitale. Affinché non si tratti di semplice “maquillage tecnologico” si compiranno, per ciascuna versione, le operazioni di decifrazione e interpretazione del testo scritto, di interrogazione a partire dalle parziali informazioni contenute. Dalla fase della tematizzazione così condotta, si passerà alla problematizzazione a seguito delle domande alle quali la fonte non dà risposte, e infine di ricerca per un inquadramento nella Storia generale e di approfondimenti possibili grazie ai nuovi elementi d’indagine.
La conoscenza dei processi e delle opportunità offerte da mezzi con differenti gradi di tecnologia svilupperà, nei docenti prima e negli alunni poi, una migliore abilità nell’individuare la manipolazione intervenuta su altre fonti che si troveranno ad esaminare.
Per il suo contenuto la fonte si presta ad estendere lo studio a fatti di Storia locale in Italia, mentre la metodologia sperimentata avvierà alla verifica dell’attendibilità delle fonti, alla nascita del pensiero critico e dell’errore.
L’attualizzazione del tema ai giorni nostri garantirà il continuo rimando presente-passato-presente in modo da dare un’utilità pratica al concetto fondante di traccia-fonte, particolarmente riferito alla veridicità delle fonti d’informazione.
Si tratterà dunque di una proposta per fare Storia in modo ragionato così da favorire la costruzione e lo sviluppo del pensiero storico, indipendentemente dai contenuti trattati.
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Storia aumentata.
Percorsi digitali per pensare il passato
(Scuola primaria – classi III, IV e V – e secondaria di I grado)
Conduttrici: Emma Abbate e Stefania Gargioni (Associazione Clio ’92)
Il workshop applica i formati di conoscenza elaborati da Clio ’92 – copioni, quadri di civiltà e processi di trasformazione – allo studio delle pratiche attraverso cui, nel presente e nel passato, le persone producono, cercano e condividono informazioni.
Il percorso prende avvio da alcuni copioni appartenenti all’esperienza quotidiana degli studenti, come informarsi online, partecipare a una discussione pubblica o verificare l’attendibilità di una notizia. I partecipanti ne individueranno gli elementi costitutivi: i soggetti coinvolti, le azioni compiute, gli strumenti utilizzati, gli spazi, i tempi e gli scopi. La rappresentazione del copione mediante mappe concettuali, timeline e brevi simulazioni permetterà di rendere visibile la struttura di pratiche che spesso vengono svolte in modo automatico.
A partire da questa analisi del presente, il workshop proporrà un percorso a ritroso nel tempo. Attraverso immagini, testi, archivi digitali e altre fonti, i corsisti ricostruiranno come pratiche analoghe si svolgevano in epoche e contesti differenti. Il confronto consentirà di organizzare le informazioni in quadri di civiltà e di individuare mutamenti e permanenze nei soggetti, negli strumenti, nelle forme di circolazione delle conoscenze e nei rapporti di autorità.
Gli strumenti di intelligenza artificiale saranno inseriti nel percorso come nuovi intermediari nell’accesso alle informazioni e alle fonti. I partecipanti interrogheranno chatbot, confronteranno le risposte con documenti storici e repertori affidabili e analizzeranno omissioni, semplificazioni, errori e bias. L’obiettivo non sarà apprendere l’uso tecnico di singole applicazioni, ma comprendere come cambia il copione della ricerca e quali competenze critiche rimangono necessarie.
Nella fase conclusiva, i corsisti progetteranno attività replicabili nei diversi ordini di scuola, organizzate intorno a un processo di trasformazione e finalizzate alla produzione di mappe narrative, podcast, mostre virtuali o processi simulati. La cultura digitale verrà così affrontata come oggetto di conoscenza storica e come ambiente nel quale esercitare ricerca, argomentazione e cittadinanza consapevole.
MEFAM – Memorie familiari migranti
(Scuola secondaria di I e II grado)
Conduttrici: Pamela Giorgi (INDIRE) e Chiara Patuano (Associazione Clio ’92)
Il workshop presenta il progetto Memorie Familiari Migranti (MEFAM) come modello di ricerca didattico volto a promuovere l’insegnamento della storia attraverso l’impiego delle memorie familiari e delle fonti autobiografiche.
Partendo dal presupposto che le narrazioni personali e familiari costituiscano un patrimonio documentario di rilevante interesse storico, culturale ed educativo, l’incontro intende offrire ai partecipanti un quadro teorico e operativo per progettare percorsi di ricerca partecipata, adattabili ai diversi contesti scolastici.
A partire dall’esperienza maturata nell’ambito del progetto MEFAM, saranno illustrate le principali fasi di progettazione e realizzazione di un percorso laboratoriale di ricerca storico-didattico: dall’individuazione degli obiettivi formativi e delle competenze da sviluppare alla definizione delle domande di ricerca, dalla raccolta e selezione delle fonti alla loro analisi critica e contestualizzazione storica, fino alla restituzione dei risultati attraverso narrazioni digitali e prodotti multimediali, quali podcast, video, mostre virtuali e storytelling interattivi. L’attenzione sarà rivolta non solo agli strumenti e alle procedure di ricerca, ma anche alle potenzialità educative delle memorie familiari quali fonti per interpretare i processi storici, favorire una lettura plurale del passato e affrontare temi quali migrazioni, identità, patrimonio culturale e cittadinanza attiva e democratica.
Particolare attenzione sarà data agli aspetti metodologici che consentono di coinvolgere studenti e studentesse in autentiche esperienze di ricerca storica, valorizzandone il ruolo di ricercatori, interpreti e produttori di conoscenza. Attraverso attività laboratoriali e momenti di confronto, i partecipanti saranno accompagnati nella progettazione di percorsi didattici fondati sull’uso delle fonti autobiografiche e delle memorie familiari, riflettendo sulle strategie più efficaci per sviluppare il pensiero storico, le competenze di ricerca, la capacità di analisi critica delle fonti e la consapevolezza del rapporto tra memoria, storia e patrimonio.
Il workshop si configura, infine, come un’occasione di riflessione e sperimentazione metodologica finalizzata alla diffusione di pratiche innovative per l’insegnamento della storia, nella prospettiva della Public History of Education, promuovendo un dialogo fecondo tra scuola, famiglie, archivi, territorio e comunità.
Come insegnare la prima globalizzazione utilizzando dipinti di Vermeer
(Scuola secondaria di I e II grado)
Conduttori: Giulia Pilosu (Università di Genova) e Mario Pilosu (Associazione Clio ’92)
Il workshop ha questa struttura:
- Introduzione alle “relazioni globali” (o ‘protoglobalizzazione’) del XVII secolo, in particolare per i Paesi Bassi.
- Presentazione del testo di Brook e breve analisi di alcuni esempi di oggetti significativi raffigurati nei quadri.
- Esempi di rapporti tra oggetti presenti nei quadri e fenomeni di relazioni globali; esempi anche da altre rappresentazioni artistiche contemporanee olandesi (nature morte).
- Il ruolo possibile dei committenti nella scelta della rappresentazione e degli oggetti.
- Proposta didattica da attuare nelle classi. Modalità di lavoro, competenze, obiettivi di apprendimento, tipo di prodotto finale, valutazioni e autovalutazioni.
- Scelta della/delle rappresentazioni pittoriche da usare per simulazione.
- Simulazione di modalità di lavoro in aula degli studenti, con eventuale divisione in piccoli gruppi.
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