È on line il bollettino su “La divulgazione storica”

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EDITORIALE

A cura di Giuseppe Di Tonto e Vincenzo Guanci

Questo nuovo numero del Bollettino affronta il tema della divulgazione. Un argomento di grande attualità sia dal punto di vista degli storici e della loro produzione scientifica sia dal punto di vista degli insegnanti e della loro attività didattica.

Ci vogliamo riferire naturalmente alla divulgazione storica, anche se il tema riveste un’importanza più vasta dal punto di vista delle diverse discipline, basterebbe pensare all’interesse che la divulgazione assume in ambito più strettamente scientifico nella formazione degli individui nell’età contemporanea.

La divulgazione storica genera di solito un duplice e contrapposto atteggiamento, da una parte di diffidenza, sostenuta in particolare da una certa categoria di storici arroccati nella posizione di ricercatori che scrivono per altri ricercatori e dall’altra parte di entusiastica volontà di trasmettere il sapere storico in forma comunicativa adatta ad un pubblico più ampio, anche diverso dal pubblico degli specialisti; quest’ultima posizione non sempre è immune dalla tentazione di indulgere al mercato attraverso la realizzazioni di prodotti accattivanti per il pubblico ma spesso distanti dai risultati della ricerca storica.

È possibile conciliare le due posizioni, farle convivere in una condizione necessariamente parallela per gli scopi diversi da cui esse si muovono e tuttavia farle dialogare a beneficio di entrambe? A questa e ad altre domande abbiamo provato a dare risposta interpellando autori ed esperti di diversa provenienza e interessi, cercando di individuare riflessioni ed esperienze portatrici di nuove idee nell’ambito della divulgazione storica.

Il numero si apre con l’intervista a Chiara Frugoni, storica, medievista, molto nota anche al pubblico più vasto dei non esperti per i suoi testi sulla figura di Francesco e di Chiara e sulla vita nel medioevo.

A lei è abbiamo posto domande e questioni per cercare di comprendere qual è la posizione di una storica, rigorosa nella sua ricerca scientifica eppure capace di appassionare il lettore comune nel racconto della storia. Ma l’abbiamo coinvolta anche in un dialogo che mettesse in evidenza altri problemi attinenti alla divulgazione storica: la diffusione degli stereotipi nella storia, l’utilità del rapporto con il presente, il confronto con le tecniche dei nuovi media e di Internet che vengono usate per trasmettere conoscenze storiche, la competizione dello storico con le nuove figure professionali dedite alla comunicazione storica, le distanze necessarie e le simbiosi possibili tra la narrazione storica e quella letteraria.

Il saggio di Giuseppe Sergi, anch’egli storico del medioevo, affronta il tema della divulgazione storica analizzandone gli stili storiografico-comunicativi nei diversi contesti culturali, non solo

europei, sottolineando l’imprescindibilità del nesso tra la ricerca, l’insegnamento e la divulgazione. Il quadro fornito muove anche al di là della produzione scritta di testi di storia per affrontare il tema attuale della comunicazione storica radiotelevisiva e attraverso la rete Internet, con riferimento specifico al medioevo. Il rischio evidenziato, che diventa un rimprovero mosso ai colleghi che divulgano, è quello di passare nelle pratiche divulgative “dalla prosa ‘di spiegazione’ a quella ‘di narrazione’, allontanando lettori-spettatori-ascoltatori da una quota di ‘presa diretta’ con i risultati della ricerca e rinunciando a combattere (o contrastando in modo morbido e spesso impercettibile) gli stereotipi sul passato”

Sull’ambito specifico della divulgazione storica nei programmi televisivi ospitiamo un contributo di Anna Bisogno, docente di Storia e linguaggi della radio e della televisione presso l’Università di Roma Tre. L’autrice svela la natura duplice che la televisione assume nei riguardi della storia in quanto essa è al tempo stesso fonte e strumento di narrazione storica e, in quanto tale, continua ad essere accettata con una certa resistenza in alcuni ambienti accademici per la natura stessa del materiale audiovisivo. E tuttavia l’interesse per la televisione in quanto modalità diversa di trasmissione della storia, ed essa stessa storia, si è allargato, e il dibattito propone nuovi interrogativi efficacemente posti in luce nel contributo.

A corredo di questa riflessione sulla televisione e la storia abbiamo invitato la redazione del programma televisivo “Passato e Presente”, che va in onda quotidianamente su Rai3, a fornirci un contributo che mostrasse il backstage di questa trasmissione di pregevole livello divulgativo, adatta ad un pubblico “curioso ma non necessariamente specializzato” e quindi potenzialmente utile nelle pratiche di insegnamento della storia. Ne viene fuori un quadro complesso, ricco di spunti di riflessione che riguardano le diverse fasi di produzione e di progettazione delle puntate che include “la scrittura dei testi, ma comprende la costruzione dell’intero racconto, la scelta dei materiali d’archivio utilizzati come approfondimento, le indicazioni delle tracce di discussione da affrontare in studio” arricchite poi dal conduttore Paolo Mieli, giornalista e storico, con la propria esperienza e conoscenza.

Una forma di comunicazione che di recente ha raggiunto un largo successo di pubblico è il Graphic Novel. “Ha senso affrontare temi di storia generale a scuola utilizzando il Graphic Novel? E il GN può integrare e in alcuni casi anche sostituire la manualistica in adozione nelle scuole per alcuni nuclei tematici fondamentali?” Con questi interrogativi si misura Paola Lotti, dell’associazione Clio ’92, suggerendo tracce di riflessione e di applicazione didattica del GN ma anche osservazioni sulle criticità e sui limiti di questa pratica.

Anche in altri ambiti comunicativi ci si è posti il problema dalla divulgazione storica, delle sue caratteristiche e della sua utilità didattica e sociale. Il museo è uno di questi ambiti. A questo scopo abbiamo chiesto a Emanuela Gilli e Angela Trevisin del Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna (TV) e a Federica Novali dei Musei civici di Brescia di descriverci il possibile ruolo che un museo può assumere nella divulgazione storica. Emerge un quadro di interessanti trasformazioni, frutto dell’evoluzione economica, sociale e culturale complessiva del territorio nel quale i musei sono inseriti, che spinge queste istituzioni a “comunicare al pubblico il proprio patrimonio storico” facendosi “interprete attivo anche delle esigenze di tutela e di valorizzazione del patrimonio del territorio”. Ma per ottenere risultati significativi in questo complesso compito di comunicazione il museo deve prestare attenzione alle “esigenze dei suoi diversi pubblici e mettersi in atteggiamento di ascolto e condivisione”.

Alberto Cavaglion docente di Storia dell’Ebraismo all’università di Firenze ci offre la possibilità di riflettere sulle vicende editoriali di un suo piccolo prezioso libro di storia pubblicato nel 2005 sul tema della Resistenza, che possiamo definire divulgativo nel suo rivolgersi ai giovani, a partire da sua figlia che all’epoca della pubblicazione aveva solo 16 anni. Il libretto (così lo definisce l’autore) La Resistenza spiegata a mia figlia, commissionato da una grande casa editrice venne, una settimana prima di andare in tipografia, rifiutato. La successiva pubblicazione si tradusse in un inaspettato successo che ancora oggi dura nel tempo. Cavaglion cerca di dare una spiegazione a questo risultato offrendoci un’interpretazione delle ragioni che possono aver determinato la popolarità di questo piccolo best-seller in termini di capacità divulgativa di un argomento storico così controverso come la Resistenza.

Più che un’esperienza didattica l’incontro di Elisabetta Serafini, autrice dell’albo Preistoria. Altri sguardi, nuovi racconti. La storia delle donne raccontata ai bambini, con tre insegnanti di scuola primaria, – Tiziana Barbui, Nadia Paterno, Marisa Romeo – è il prologo di una futura, possibile e probabile esperienza di insegnamento della storia (e preistoria) ai bambini di terza primaria utilizzando, assieme a un sussidiario dopo averne analizzato e superato le carenze, un albo pensato e scritto per bambini. Il resoconto del confronto tra l’autrice e le insegnanti ci dice se e quanto sarà possibile insegnare nella scuola primaria una storia (e una preistoria) “declinandola al femminile, per sovvertire in modo provocatorio un’immagine che ancora oggi bambini e bambine incontrano nei musei e nei libri di testo, introiettando inconsapevolmente il maschile come unica categoria per interpretare la storia.”

Al Museo Correr di Venezia fino al 30 aprile 2019 si può visitare la mostra Printing evolution 1450-1500. I cinquant’anni che hanno cambiato l’Europa. L’hanno visitata le docenti della Rete delle Geostorie a scala locale. Ivo Mattozzi, presidente dell’Associazione Clio ’92, analizza la mostra e, sulla base del catalogo che ne documenta il percorso, mette in luce l’importanza della trasformazione epocale dell’invenzione della stampa a caratteri mobili. Il mezzo millennio trascorso da Gutemberg ha modificato nel profondo la storia dell’umanità. Mattozzi ragiona sui punti di forza e sulle criticità della mostra e del catalogo come strumenti di divulgazione storica e su come questi materiali possano essere la premessa per una significativa trasposizione didattica. La questione viene ripresa dal gruppo di docenti della Rete delle GeoStorie che, partendo da un’analisi critica di come il tema della stampa tipografica sia mal trattato nei manuali scolastici, formulano ipotesi di percorsi didattici più efficaci ed utili.

Marco Tibaldini, esperto di didattica ludica della storia e di nuove tecnologie ci presenta un’interessante esperienza in atto, in collaborazione con l’Associazione di Clio ’92, di attivazione di un canale YouTube, attraverso il quale diffondere le conoscenze e le competenze sviluppate all’interno dell’Associazione, relative alla didattica della storia.

La sperimentazione, che ha lo scopo di generare un percorso di formazione per i docenti che fosse significativo, stimolante ed innovativo, si rivela anche un ottimo strumento di integrazione alla manualistica, in grado di suscitare l’attrazione e l’interesse degli studenti.

Tra le esperienze didattiche segnaliamo quella del Progetto Auschwitz del Liceo Majorana- Corner di Mirano (VE) http://www.majoranacorner.gov.it/wsite/progetti-2/auschwitz-2016/per l’intreccio della riflessione storica e memorialistica con le reazioni degli allievi alle testimonianze di sopravvissuti alla Shoah e alla visita al museo e al campo di Auschwitz-Birkenau di cui ci parla Piergiorgio Scaggiante, docente di Storia e Filosofia, nel suo resoconto, Auschwitz, tra storia e memoria. Non solo. L’originalità del progetto sta anche nell’affiancare alla pratica didattica degli insegnanti la partecipazione di gruppi di adulti alla visita ai campi, con preparazione prima e riflessioni poi, intorno all’esperienza diretta del contatto materiale con la fabbrica della morte. Giuseppe Bovo, che ha organizzato negli anni queste visite degli adulti assieme ai giovani studenti (talvolta gli stessi genitori di qualche studente) ci racconta le specificità di Un progetto dentro un altro progetto.

Abbiamo chiesto a Maurizio Gusso, presidente dell’Iris e membro del direttivo di Clio ’92, una vita trascorsa tra ricerca, insegnamento e formazione, di spiegarci quanto la divulgazione storica abbia giovato nel suo insegnamento e soprattutto nel suo ruolo di formatore di docenti. Racconta le sue esperienze nello scritto su La dimensione divulgativa nelle attività di formazione storica per insegnanti, studenti e cittadini.

Nella rubrica Letture Ernesto Perillo segnala il libro curato da Public history:discussioni e pratiche, a cura di Paolo Bertella Farnetti, Lorenzo Bertucelli e Alfonso Botti.

Vincenzo Guanci ricorda le qualità di alta divulgazione del libro sulla storia dell’impero ottomano di Alessandro Barbero, Il divano di Istanbul.

La Spigolatura di questo numero, curata da Vincenzo Guanci, propone l’Introduzione e la Conclusione del libro di Piero Angela e Alessandro Barbero, Dietro le quinte della Storia. Un libro programmaticamente divulgativo, che mostra come si possa scrivere correttamente storiografia dialogando (il libro è tratto da una trasmissione TV) di come viveva la gente tutti i giorni, come era il mondo nel passato confrontandolo con quello nel quale noi oggi viviamo. Il riferimento al presente, alla vita quotidiana delle persone, scandisce la storia raccontata dagli autori. Angela e Barbero ci dimostrano come la conoscenza del passato possa effettivamente farci comprendere meglio il presente e lo esemplificano nelle conclusioni del libro.

La Controcopertina ci ricorda che la storia, qualunque storia, viene sempre raccontata da un punto di vista.

Buona lettura.

 

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