Repertorio di conoscenze rilevanti per la formazione in storia antica. Ivo Mattozzi

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A cura di Ivo Mattozzi

Si tratta di costruire un sapere storico che faccia apprendere come il mondo e l’umanità si sono via via trasformati, si sono assestati e come i processi storici hanno prodotto effetti che perdurano tuttora sia nelle caratteristiche del mondo attuale sia come tracce e beni culturali.

I fatti storici rilevanti sono molto più numerosi di quel che si riesce a gestire in qualunque livello di formazione. In questa prospettiva proponiamo la soluzione dei repertori.

Essi servono a individuare conoscenze rilevanti e a dichiarare i criteri di individuazione e di tematizzazione.

Il repertorio si può considerare come un serbatoio da cui attingere e selezionare le conoscenze che saranno insegnate in un anno, allo scopo di dare attuazione alle Indicazioni per il curricolo e alle Linee guida.

Repertorio come ammonimento che le conoscenze storiche rilevanti e significative sono molto più numerose di quel che si riesce ad imparare a scuola. In modo che nessuno si illuda che la storia insegnata e appresa sia tutta la storia.

C’è una questione di tematizzazione.

Per far pensare e conoscere l’umanità e il mondo storico in formazione non si tratta solo di introdurre certe conoscenze immancabili e non trascurabili, ma di tematizzarle in modo da far apprendere nuclei fondanti e aspetti significativi dei contesti e dei processi.

La impostazione tematica (oltre l’argomento, la determinazione dei soggetti, del periodo e dello spazio) fa la differenza tra i modi diversi di comunicare la conoscenza dei fatti.

Rendere soggetti sempre “gruppi umani” invece di “l’uomo”, “gli uomini”per non indurre gli alunni a pensare che solo il genere maschile ha fatto la storia.

Non tematizzare i popoli ma la loro civiltà: è importante poiché rende possibile capire che è una civiltà con le sue caratteristiche che può finire, ma non è il popolo che perisce e scompare dalla faccia della Terra e della storia.

Così interpretano gli alunni le vicende dei popoli. Non riescono a pensare che i popoli la cui civiltà termina continuano però ad essere soggetti di altre storie.

Ciascuna conoscenza ha una sua consistenza e una sua indipendenza dalle altre (ha un carattere monografico) ma si presta ad essere messa in connessione con altre conoscenze.

Rispetto all’obiezione e alla preoccupazione di Ernesto che i repertori senza paletti e vincoli di selezione potrebbero dar luogo a piani di lavoro in cui manchino conoscenze che noi consideriamo imprescindibili, sottolineo che i repertori esplicitano le conoscenze presupposte dalle Indicazionie dalleLinee guida dove le conoscenze imprescindibili sono dichiarate.

L’insegnante che volesse ispirarsi ai repertori per progettare il proprio piano di lavoro dovrebbe tenerne conto.

Ma così concepiti, i repertori potrebbero essere presi  in considerazione anche dalle redazioni delle case editrici.

Provate a vedere la coerenza tra repertori e Indicazioni e Linee Guida.

DALLE INDICAZIONI PER IL CURRICOLO

La storia generale a scuola

Occorre, dunque, aggiornare gli argomenti di studio, adeguandoli alle nuove prospettive, fa­cendo sì che la storia nelle sue varie dimensioni – mondiale, europea, italiana e locale – si pre­senti come un intreccio significativo di persone, culture, economie, religioni, avvenimenti che hanno costituito processi di grande rilevanza per la comprensione del mondo attuale:

dal preisto­rico alle prime società del protostorico, dalle grandi civiltà antiche alla colonizzazione greca e al processo di unificazione del Mediterraneo, dalla costituzione dell’Impero Romano alla diffusio­ne del Cristianesimo,

In particolare la conoscenza dei diversi e profondi legami, dei conflitti e degli scambi che si sono svolti nel tempo fra le genti del Mediterraneo e le popolazioni di altre regioni del mondo, rende comprensibili questioni che, altrimenti, sarebbero interamente schiacciate nella dimensio­ne del presente. I due poli temporali, il passato e il presente, devono entrambi avere il loro giusto peso nel curricolo ed è opportuno che si richiamino continuamente.

È tuttavia evidente che proprio l’attenzione alle vicende complesse del presente chiamano in causa le conoscenze di storia generale, articolate nell’arco del primo ciclo, sulla base della loro significatività ai fini di una prima comprensione del mondo. […]

Tuttavia è importante sottolineare l’importanza, a partire dalla scuola primaria, dell’ap­prendimento della storia centrato su temi che riguardano l’insieme dei problemi della vita umana sul pianeta: l’uso delle diverse fonti di energia, la difesa dagli elementi naturali avversi e la tra­sformazione progressiva dell’ambiente naturale, i molti passaggi dello sviluppo tecnico, la con­servazione dei beni e del cibo, la divisione del lavoro e la differenziazione sociale, le migrazioni e la conquista dei territori, il conflitto interno e quello esterno alle comunità, la custodia e la tra­smissione del sapere, i codici e i mezzi della comunicazione, la nascita e lo sviluppo delle cre­denze e della ritualità, il sorgere e l’evoluzione del sentimento religioso e delle norme, la costru­zione delle diverse forme di governo. Un tale approccio, costruito tra passato e presente, permet­te anche di non doversi soffermare troppo a lungo su singoli temi e civiltà remote nella convin­zione che in una data classe si debbano svolgere solo argomenti specifici.

DALLE LINEE GUIDA PER GLI ISTITUTI

Le competenze storico-sociali[Storia] contribuiscono alla comprensione critica della dimensione teorico-culturale dei saperi e delle conoscenze proprie della scienza e della tecnologiaattraverso lo sviluppo e l’approfondimento del rapporto fra le discipline delle Aree di indirizzo e la Storia e consentono allo studente, tra l’altro, di collocare le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche in una dimensione etica e storico-culturale; di riconoscere l’interdipendenza tra fenomeni economici, sociali, istituzionali, culturali e la loro dimensione locale/globale;di essere consapevole del valore sociale della propria attività, partecipando attivamente alla vita civile e culturale .

Primo biennio

profilo d’uscita

Al termine del primo biennio lo studente è in grado di:

  • attribuire significato alle principali componenti storiche della contemporaneità confrontando aspetti e processi presenti con quelli del passato;
  • coglierela componente storica dei problemi ecologici del pianeta;
  • istituire connessioni tra i processi di sviluppo della scienza, della tecnica e della tecnologia;
  • comprendere la rilevanza storica delle attuali dinamiche della mobilità e della diffusione di informazioni, culture, persone.

La strutturazione quinquennale dell’impianto diacronico di Storia, peraltro, può essere contemperata, nel primo biennio, con l’esigenza di conferire maggiore accentuazione alla dimensione della contemporaneità per approfondire il rapporto presente-passato-presente, anche in una prospettiva di apprendimento permanente.

competenze di base

  • Comprendere il cambiamento e le diversità dei tempi storici in una dimensione diacronica attraverso il confronto fra epoche e in una dimensione sincronica attraverso il confronto fra aree geografiche e culturali.
  • Collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente.

Conoscenze

Periodizzazione

  • Dalle civiltà dell’Oriente antico al 1000, con riferimenti a coeve civiltà diverse da quelle occidentali.
  • Approfondimenti esemplificativi relativi alle civiltà dell’Antico vicino Oriente; la civiltà giudaica; la civiltà greca; la civiltà romana; l’avvento del Cristianesimo; l’Europa romano-barbarica; società ed economia nell’Europa alto-medievale; la nascita e la diffusione dell’Islam; Imperi e regni nell’alto medioevo; il particolarismo signorile e feudale.

Repertorio di conoscenze significative e rilevanti per il periodo della storia antica

 

Lo stato del mondo oggi

Dal punto di vista demografico, dell’urbanizzazione, dell’agricoltura, dei problemi ambientali

Si tratta di provocare la voglia di sapere come sono andate le cose.

E si tratta di presentare la storia da studiare come promessa di dare risposte alle questioni. 

Lo stato del mondo 3 milioni di anni fa. Le questioni

La formazione dell’umanità

Il popolamento di tutti i continenti

 

Lo stato del mondo 13.000 anni fa

Fare della descrizione degli stati del mondo le pietre miliari del processo storico complessivo

La fine dell’era glaciale e le modificazioni ambientali nel mondo

Per correggere l’idea scorretta che nelle ere glaciali tutta la Terra fosse coperta da ghiacci. Far conoscere lo stato del mondo nell’epoca glaciale e le trasformazioni indotte dai cambiamenti climatici

Zoom sulle trasformazioni ambientali nel vicino Oriente.

La scelta dei gruppi umani chiamati Natufiani: la sedentarietà di cacciatori e raccoglitori

Una conoscenza costruita di recente e non ancora condivisa dai libri di testo e da insegnanti.

Rovescia lo stereotipo che abbiamo imparato che per indurre alla sedentarietà fosse necessaria la produzione agricola. Un anello della trasformazione verso l’invenzione dell’agricoltura.

Le grandi trasformazioni del neolitico

Agricoltura e allevamento, vita religiosa, ceramica, urbanizzazione, metallurgia,

 

Trasposizione:

Le rivoluzioni del neolitico

Lo stato del mondo alla fine del neolitico

Serve a far assumere la visione mondiale anche se le precedenti conoscenze hanno riguardato solo alcune aree.

Le civiltà mesopotamiche:

La grande trasformazione della formazione di stati e della invenzione e diffusione della scrittura

Fare in modo che gli alunni si rendano conto che lo studio riguarda solo una parte delle civiltà sviluppatesi nelle diverse aree e nel mondo

 La civiltà egizia

Determinare l’epoca per la quale sono descritte le caratteristiche della civiltà

In Asia: La civiltà dell’Indo

La civiltà cinese

In Africa:

La civiltà del regno di Kush

In Africa tante civiltà Introduciamo la data “100 BCE” nel sito Map of

the Ancient World e osserviamo con i bambini la CARTA del mondo antico nel 100 a.C. Notiamo che in Africa è riportata la scritta: Meroë. Se poi facciamo scorrere il mouse sulla scritta Meroë appare una didascalia, di cui possiamo leggere

la traduzione qui sotto, a fianco della carta.

A questo punto i bambini dovrebbero essere abbastanza

incuriositi. Domandiamo: “Possiamo dire che non ci fu solo il Regno degli antichi Egizi in Africa nel periodo storico da noi studiato?”.

Insieme visitiamo il sito del British Museum, nel quale troviamo delle belle immagini di reperti

del Regno di Kush (anche detto Regno di Kerma). Mentre le osserviamo, possiamo leggere

loro un TESTO (p. 77) su questa civiltà ancora in parte sconosciuta.

Al termine possiamo anche guardare un filmato sulle piramidi di Meroë. [Bussetti, in VS, n.9]

Non provocare la idea che i continenti non studiati siano privi di civiltà

La costituzione di mondi interconnessi

Nel Mediterraneo, nel vicino Oriente, nell’oceano Indiano, nelle Americhe

Questa è un’altra novità importante. Non limitarsi alla carrellata di civiltà ma far pensare che i mondi che si formano per le connessioni tra le diverse civiltà

Il farsi del Mediterraneo

La prima formazione del mondo Mediterraneo: La civiltà cretese, la civiltà fenicia, la civiltà micenea.

Testo sorgente: Broodbank, nel suo II Mediterraneo(Einaudi, 2015) si è posto una domanda semplice, basilare: chiunque abbia scritto del Mare Nostrum, ha trattato le sue caratteristiche come dati di fatto. Ma come si sono formate? Com’è nato quel “sistema Mediterraneo” fatto di centri strettamente  interconnessi tra loro, dallo sviluppo economico e culturale sorprendente, diventato modello per il mondo intero? Infatti il titolo originale inglese recita proprio The Making of the Middle Sea.

Braudel, Memorie del Mediterraneo

La storia del Mediterraneo dal 1200 a.C. all’VIII secolo:

«Storia del Mediterraneo»* può significare molte cose. Più che una storia del mar Mediterraneo, questo libro è una storia delle terre che lo circondano e, più in particolare, delle persone che lo hanno solcato e che ne hanno abitato le coste, i porti e le isole. Il tema del mio studio è il processo attraverso il quale il Mediterraneo si è costituito in varia misura in un’unica area commerciale, culturale e (almeno sotto i romani) politica, e il modo in cui questi periodi di integrazione sono talvolta sfociati in una violenta disintegrazione, segnata da un conflitto o da una pestilenza. Ho identificato cinque periodi distinti: un primo Mediterraneo, sprofondato nel caos dopo il 1200 a.C, cioè nell’epoca in cui si data la caduta di Troia; un secondo Mediterraneo, sopravvissuto fino al 500 d.C. circa; David Abulafia

La civiltà ebraica

I. Mattozzi, La storia degli ebrei. Un esempio di mediazione didattica

La civiltà greca come civiltà che si espande:

La colonizzazione della Magna Grecia.

Una visione complessiva prima di focalizzare i casi di Atene e di Sparta.

Non trascurare la Magna Grecia.

La fondazione di Roma e la prima civiltà romana

 

L’espansione romana in Italia

 

Il mondo ellenistico e la civiltà ellenistica

È un passaggio importante per capire i processi storici che si svolgono successivamente fino alla nascita e diffusione del cristianesimo

La espansione romana nel Mediterraneo

 

L’espansione dell’impero romano

 

Le civiltà asiatiche che hanno avuto relazioni con la civiltà romana: cinese, impero dei Kushana nell’area afgana.

[Monica Bussetti in Vita Scolastica n. 9, 2019, ]

L’impero dei Kushana

Spostiamoci ora nel continente asiatico. Parliamo ai bambini di un’antica civiltà alquanto sconosciuta: l’impero del Kushana, che fiorì intorno al I secolo d.C. e crollò verso la fine

Staffa, G. (2015). I grandi imperatori. Roma: Newton Compton.

L’impero kushana si estendeva sull’intero territorio degli odierni Afghanistan e Pakistan e raggiungeva ampie aree dell’India e dell’Asia centrale.

L’impero intratteneva intensi scambi con la Cina, con la Persia e anche con il lontano Impero romano. I kushana, infatti, tenevano sotto controllo le comunicazioni terrestri e gli sbocchi della “Via della Seta”; con la conquista delll’India essi giunsero a controllare anche le rotte marittime. Le navi kushana navigavano per il golfo Persico o il mar Rosso per raggiungere i porti romani di Antiochia e di Alessandria.

Le città kushana era molto ricche grazie agli affari dei mercanti, capaci di attirare grandi quantità di denaro romano. I rapporti commerciali tra l’impero kushana e Roma erano così importanti che ambasciatori kushana assistettero alle celebrazioni che si tennero a Roma per commemorare la vittoria di Traiano contro i Daci.

All’inizio del suo regno l’imperatore Kanishka sostituì il greco e il medio indiano con il battriano scritto in caratteri greci.

A partire dal I secolo d.C. l’imperatore Kanishka si convertì alla religione buddista. Attraverso la Via della Seta il buddhismo giunse in Cina, dove avrebbe riscosso un notevole successo, per poi diffondersi verso la Mongolia, la Corea e il Giappone.

Monete kushana sono state rinvenute in Etiopia e addirittura in Scandinavia, mentre a Pompei è stata ritrovata una statuetta indiana che risale al periodo di Kanishka.

(CARTA dell’impero del Kushana) e nella sua città principale, Begram, sono stati trovati

manufatti provenienti da Roma e dalla Grecia..

La schiavitù antica

v. Unità Clio d’altri tempi. Un tema importante per capire le società antiche, ma anche poi quelle dell’età della espansione europea

E in America?

La civiltà olmeca 1200-

 

Far sapere che ci sono civiltà precedenti quelle canoniche “precolombiane”

Dalle origini ancora misteriose, il “popolo del giaguaro” rappresenta la cultura madre di tutte le principali civiltà del Mesoamerica. Nell’umida foresta tropicale tra acquitrini e fiumi, nelle regioni tra il Tabasco e il Veracruz, sorsero intorno al XVIII secolo a.C. i primi insediamenti degli Olmechi, simili a isolotti in mezzo alle paludi. Gli Olmechi sono un popolo dalle origini misteriose, scoperto dagli archeologi soltanto alla fine dell’Ottocento, quando il viaggiatore messicano José M. Melgar y Serrano trovò fortuitamente la prima scultura, una gigantesca testa di pietra conficcata nel terreno fangoso di una località chiamata San Lorenzo, che in seguito diede il nome alla fase piú antica della cultura olmeca. Per mancanza di documenti scritti non conosciamo il nome originario di questo popolo, poiché la definizione “olmeca” deriva da una parola azteca che indicava le regioni del Golfo come il “paese di Olmán” ( la “terra dove cresce l’albero del caucciú”), un’espressione poi ripresa dagli archeologi.

Un antico mito narra che gli Olmechi sarebbero nati dall’unione carnale tra un giaguaro e una donna, una leggenda raccolta dall’archeologo Miguel Covarrubias che preferisce usare per quelle genti il nome poetico di “popolo del giaguaro”. La loro storia si divide in tre periodi cronologici distinti: la “Cultura di San Lorenzo”, che conosce il suo apogeo tra il 1200 a.C. e il 900 a.C.; la”Cultura di La Venta” che si protrae dal 900 a.C. al 400 a.C.; la “Cultura di Tres Zapotes”, sviluppatasi tra il 400 a.C. e il 200 a.C.. La forma e il disegno dei centri cerimoniali degli Olmechi – che consistevano in piattaforme a struttura piramidale, campi per il Gioco della Pelota, palazzi, sepolcri e sculture ubicate secondo un preciso disegno cosmologico – sono stati adottati da tutte le culture successive, ragione per cui la civiltà olmeca viene considerata la cultura madre di tutte le popolazioni mesoamericane.

http://www.sapere.it/sapere/approfondimenti/storia/antichi-imperi-america/olmechi-culture-del-golfo.html

La civiltà zapoteca

Nella Valle di Oaxaca, al confine con i territori maya, nasce nella seconda metà del I millennio a.C. un sito spettacolare, un centro cerimoniale zapoteco – chiamato piú tardi dagli Spagnoli Monte Albán – costruito a circa 2.000 metri di altitudine su uno sperone roccioso circondato da montagne. La cultura di Monte Albán si sviluppa durante cinque periodi ben distinti dal VI secolo a.C. al XIII secolo d.C. e trova il suo apogeo durante la fase zapoteca, tra il IV e l’VIII secolo d.C. Il complesso cultuale emerge come una nave di pietra dalla vallata, delimitato sul lato nord e sul lato sud da due alte piramidi e incorniciato da palazzi, piattaforme e un grande Campo per il Gioco della Pelota, tutti costruiti sul ciglio del promontorio. Al centro dell’area sacra vi sono numerose strutture in pietra, tra cui un “osservatorio” con la pianta a forma di punta di freccia, legato alla compilazione del calendario zapoteco che contava 260 giorni.

Il centro cerimoniale veniva frequentato esclusivamente dai sacerdoti e dai nobili zapotechi, mentre la città si estendeva ai piedi del monte sacro. Gli Zapotechi hanno dato luogo a una civiltà raffinata e sofisticata che dominava le aspre sierre di Oaxaca e che ha lasciato opere scultoree e pittoriche di straordinaria bellezza come dimostrano gli affreschi tombali, le statue e i bracieri antropomorfi di grande forza espressiva. Enigmatico rimane il significato di una serie di incisioni su lastra, i cosiddetti Danzantes, risalenti al 300-700 d.C. e definiti cosí perché raffigurano personaggi nell’atto di “danzare”: hanno gli occhi obliqui e la bocca carnosa, alla maniera degli Olmechi, il cranio deformato e i genitali mutilati e alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che si tratti di immagini di prigionieri stranieri destinati al sacrificio oppure di eruditi locali legati a riti oracolari.

Nel 1932 gli archeologi messicani Alfonso Caso e Ignacio Bernal fecero una scoperta clamorosa a Monte Albán: riportarono alla luce una sepoltura, la “Tomba 7”, risalente al periodo mixteco e rimasta inviolata. Al suo interno trovarono un prezioso tesoro – maschere e pettorali d’oro, perle, giade, ossidiane, turchesi, ambre, argenti e cristalli di rocca – miracolosamente sfuggito alle avide mani dei Conquistadores che avevano distrutto e saccheggiato la città alla fine del 1521. In seguito le ricerche e gli scavi nell’area di Monte Albán hanno fatto riscoprire numerose altre tombe, spesso ritagliate nelle fondamenta rocciose dei palazzi e contenenti ancora il corredo funerario originario. Gli straordinari reperti sono esposti oggi nel Museo Archeologico della città di Oaxaca.

http://www.sapere.it/sapere/approfondimenti/storia/antichi-imperi-america/olmechi-culture-del-golfo/zapotechi.html

Le civiltà andine

L’enorme territorio che si estende oltre le Ande centrali dall’ Ecuador al Cile, conosciuto comunemente come Impero degli Inca e che gli indigeni chiamavano Tahuantisuyu, è stato abitato prima degli Incas da molte civiltà evolute, ognuna con le proprie caratteristiche sociali, religiose e artistiche. Solo a un primo sguardo superficiale le culture preincaiche possono sembrare piuttosto uniformi, ma a una piú attenta analisi rivelano una moltitudine di varianti a seconda della regione e del clima – altopiano, costa, sierra, deserto o foresta – dove esse si sono sviluppate. Nel XV secolo, tutte queste culture vengono assorbite, elaborate e tramandate con grande abilità dagli Inca e molte informazioni sulla religione e sulle strutture sociali di quelle popolazioni le dobbiamo proprio alle narrazioni inca, raccolte poi dai cronisti dopo la Conquista spagnola. Infatti, tutte le civiltà delle Ande, compresi gli Inca, non conoscevano la scrittura per cui le tradizioni sacre, i costumi e i miti furono tramandati oralmente. Ai documenti trascritti dai cronisti si sono aggiunti negli ultimi due secoli i numerosi ritrovamenti archeologiciche hanno permesso di ricostruire la complessa storia delle popolazioni andine.

Le prime testimonianze di insediamenti stabili risalgono al Primo Periodo Formativo tra il II e il I millennio a.C., quando nascono le prime strutture sacre monumentali come per esempio la Piramide di Moxeke, alta 27 metri e costruita in adobe, cioè in mattoni d’argilla cotti al sole, sorta nella regione nord del Perú nella Valle di Casma. Uno dei centri di culto piú importanti è Chavín de Huantar, il luogo che ha dato il nome alla civiltà Chavín (850-200 a.C. circa) e che si trova a piú di 3.000 metri di altezza sulla Cordillera Blanca. Nelle decorazioni dei templi l’elemento predominante è costituito da figure antropomorfe dai caratteri felini che vediamo incise sulle colonne, sulle lastre parietali, sugli architravi e sulle stele. Osservando meglio i complicati intrecci delle linee scavate nella pietra, si riconoscono inoltre tratti di uccelli e di serpenti come appaiono su un gigantesco monolite a forma di coltello, detto “l’idolo del Lanzón”, posto nelle gallerie sotterranee dell’omonimo tempio, il quale rappresenta il Giaguaro Terrestre in contrapposizione al Giaguaro Celeste.

Il culto del dio felino era legato alle osservazioni astronomiche dei sacerdoti – la testa di giaguaro stilizzata del Lanzón è rivolta a oriente, al sorgere del sole – e trova la sua massima espressione nella Cultura di Chavín da dove si diffonde presso tutte le popolazioni del Perú. L’ossessione degli animali predatori muniti di zanne e artigli è presente anche sulla cosiddetta stele Raimondi (che raffigura un dio felino che regge due enormi bastoni finemente lavorati tra le mani) e sui rilievi dei templi di Cerro Sechín, piú antichi di quelli di Chavín, che raffigurano oltre al dio Giaguaro alcune scene crudeli di corpi straziati e di mostruosi esseri zoomorfi, per cui si crede che i culti di quella civiltà fossero dedicati a una divinità che reclamava il sacrificio umano. La popolazione conosceva le tecniche della metallurgia, della tessitura e della ceramica e aveva inventato un complesso sistema di irrigazione per l’agricoltura. Non a torto l’Orizzonte di Chavín viene considerato la cultura-madre delle Ande che è stata alla radice di tutte le civiltà future.

http://www.sapere.it/sapere/approfondimenti/storia/antichi-imperi-america/civilta-delle-ande.html

Uno sguardo al mondo nel periodo del massimo sviluppo dell’impero romano

 

La vita religiosa nelle civiltà greca e romana

Basta con il ridurre la religione alle enumerazioni di dei e dee. Non serve a niente se gli alunni non si rendono conto della importanza delle relazioni tra vita religiosa e vita sociale e politica

La civiltà ebraica

Non può essere trattata con la superficialità con cui è trattata di solito. Essa ha a che fare con le storie seguenti e con  il presente per tante ragioni

Nascita, diffusione  affermazione del cristianesimo.

La formazione del mondo cristiano: Medio oriente (Osroene, Siria, Armenia)  Egitto, Etiopia, Europa.

Chiese armena e copte oltre che quella nell’impero romano.

«Il regno di Osroene [siriaco] e il re Abgar IX convertito al cristianesimo e persecutore degli adoratori della dea Atargatis prima del 216. Nel 216 Caracalla depose Abgar IX e incorporò l’Osroene nell’impero romano. Bardesane, cristiano, uomo assai influente nella corte di Abgar IX fu il maestro della grande letteratura “nazionale” siriaca, destinata a grande importanza nella parte orientale dell’impero romano. Autore del Dialogo  delle leggi e dei paesie del libro Sul fato opera una connessione fra l’idea di libertà come fatto spirituale e quelle di nazioni (“paesi”)»

Il periodo  decisivo fu il cinquantennio tra 180 e 235 (età di Commodo e dei Sevari. Marcia, potentissima compagna di Commodo aderì al cristianesimo. A quel periodo risale la celebre epigrafe di Abercio, vescovo di  Ierapoli in Frigia che allude al sacramento dell’Eucarestia.

S. Mazzarino,  La fine del mondo antico, BUR, pp. 165-166 e 113-124

Testi già disponibili: i capitoli dedicati alla nascita e diffusione del Cristianesimo nel sussidiario Poster (Giunti) in pdf.

La formazione dell’Europa etnica nel IV e V secolo

Far apprendere che alla catastrofe dell’impero d’Occidente corrisponde un processo che produce un mondo nuovo.

L’impero bizantino

Non può rimanere solo un nome ma va descritto con cura per la sua importanza sia nel suo tempo sia per le storie che seguiranno

Il Mondo nel V secolo

Dare risposta alla domanda:

“Che cosa ha a che fare con le storie che seguiranno e con il mondo attuale?”

Perciò nella descrizione occorre mettere in rilievo i tratti che sono connessi con i processi di trasformazione seguenti che sono all’origine del mondo attuale.

   

 

Il ragionamento per comporre un piano di lavoro:

  1. includerei tutte le descrizioni degli stati di cose in modo da far apprendere le conoscenze basilari sulle trasformazioni che ci furono e da sollecitare le abilità a porre questioni.
  2. includerei almeno una civiltà per ogni continente per far apprendere la conoscenza che la storia riguarda tutto il mondo.
  3. Per ogni conoscenza inclusa metterei in rilievo la storia sociale e i soggetti femminili
[…]
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