Mettere in mostra la famiglia. Michelangelo Di Giacomo

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Dal Bollettino di Clio n. 13/2020, Storia della famiglia.

Michelangela Di Giacomo: M9 – Museo del Novecento

Che cosa c’è nell’immaginario collettivo che sia considerato più intrinsecamente italiano della famiglia? Ci rappresentiamo – e ci rappresentano – come il popolo bamboccione per eccellenza, legati alle gonne della mamma fino a tarda età. Tutti parlano della famiglia tradizionale, chi come il primo di tutti i mali e chi come un idilliaco giardino dell’eden. Ma quanto c’è di vero in questi luoghi comuni? Che cosa sarebbe davvero questa famiglia tradizionale? E che cosa ha di speciale rispetto alle altre famiglie del mondo – o quanto meno rispetto alle altre famiglie europee?

In M9 – Museo del ’900, ci siamo posti queste domande sin dalla prima stesura del progetto culturale dell’esposizione permanente, a partire dalla sensazione che la famiglia fosse un tema chiave non solo di per sé, ma anche per capire anche altre, grandi trasformazioni del ’900 italiano. E un punto d’osservazione privilegiato per avvicinare ad esse i visitatori grandi e piccini. Guidati da questa idea, abbiamo scelto di collocare la famiglia in una posizione preminente nel percorso di visita. Ci sembrava, infatti, che fosse possibile raccontare molte “storie”, in prima e terza persona, e che esse, tutte insieme, andassero a formare un grande racconto di famiglia, una storia di tutti. 

In M9 – Il Progetto Culturale (2011), curato dall’allora Project Manager del museo, Guido Guerzoni, il tema aveva tale rilevanza da costituire una sezione a sé (“Tutti casa e famiglia”) ma avrebbe dovuto riverberarsi anche in molte altre, come nella sezione dedicata alla storia di genere “Grazie alle Italiane”, poi ridefinita come tante installazioni o come aree tematiche presenti lungo tutto il percorso di visita. In questa prima versione, la sezione sarebbe stata articolata lungo 6 assi tematici: L’evoluzione delle strutture familiari; Età, responsabilità e ruoli sociali; Un paese di consanguinei: i rapporti di parentela; I riti sociali: piccole abitudini e momenti eccezionali; Scelte matrimoniali e unioni di fatto; Separazioni, divorzi e diritti civili.  

Con questo impianto in mente, ci siamo allora rivolti a due demografi storici specializzati nell’osservazione dell’evoluzione passata e presente della famiglia, Gianpiero Dalla Zuanna e Maria Letizia Tanturri, entrambi dell’Università di Padova, chiedendo loro di curare la sezione e di rispondere alle nostre, tante, domande. La prima delle loro scelte, all’interno dell’Advisory Board dei Curatori di Sezione che ha lavorato al Brief di progettazione dal 2015 al 2016, è stata quella di incorporare l’argomento delle relazioni famigliari all’interno di una più ampia sezione dedicata alla popolazione italiana. Nell’elaborazione delle metafore e dello storytelling design, la sezione è rimasta così la porta d’ingresso al museo, in un primo piano che fa delle esperienze quotidiane, legate alla vita individuale, la chiave di avvicinamento a fenomeni più generali. Ponendo domande come: quanti siamo? Come sono i nostri volti e i nostri corpi? Quali relazioni sociali abbiamo costruito? Quali sono i momenti importanti della nostra vita? Per rispondere, la sezione “1. Come eravamo, come siamo” raccoglie così le trasformazioni demografiche, antroponometriche e delle strutture sociali dall’inizio del ventesimo secolo ad oggi. 

La porta di ingresso emozionale alla sezione sono tre grandi ritratti di gruppo che mostrano, con personaggi in scala 1:1, l’evoluzione della popolazione italiana dall’inizio del secolo al giorno d’oggi. Già in questa prima installazione – che mette il visitatore di fronte ad un campione dei censimenti del 1901, del 1961 e del 2011 – il tema della famiglia emerge prepotentemente: come non notare sin da queste evocative immagini la riduzione del numero dei componenti del nucleo famigliare medio? La diminuzione dei bambini e l’aumento dei nonni? O anche l’arrivo, nei nostri gruppi familiari, di persone provenienti da altre regioni del pianeta, siano essi figli adottati o adulti giunti a curare i nostri anziani?

Difficile poi non riconoscere il tema dei legami famigliari all’interno dell’area dedicata alle migrazioni, a questi grandi spostamenti di popolazione da, per, e all’interno della nostra penisola che hanno mosso famiglie intere o che le hanno divise per andare a cercare “fortuna” altrove. Sei storie ideal-tipiche di migranti sono presentate nell’area tematica “1.3 In cammino”, e raccontano di famiglie multigenerazionali partite dal Veneto della fine dell’Ottocento per ricostruirsi una vita nel Brasile delle fazendas; di ragazze italiane diventate spose di soldati americani salpate con loro dopo la fine del secondo conflitto mondiale per dare vita a nuove famiglie miste negli Stati Uniti; di ragazzi protagonisti delle nuove migrazioni italiane che costruiscono legami famigliari che si muovono continuamente tra le frontiere europee e non solo – nuove famiglie in bilico tra le frontiere, con le nonne che parlano con i nipoti via Skype. Infine, raccontano le storie di chi è venuto a cercare fortuna in Italia, portando con sé tradizioni famigliari dei propri Paesi di origine, legami forti che cercano di sopravvivere nelle distanze e che ci parlano di strutture sociali da noi progressivamente erose dall’aumentato benessere economico a partire dal miracolo economico in poi. Famiglie numerose, genitori giovani, reti migratorie familiari e convivenze di molti nuclei sotto allo stesso tetto: vicende simili a quelle vissute dagli immigrati del nostro Mezzogiorno nelle capitali del boom negli anni cinquanta e sessanta, veri e propri shock culturali che hanno prodotto anche nuove forme di far famiglia. 

Ma, soprattutto, il tema della famiglia trova una sua coerenza narrativa nell’area tematica “1.4 Tutti casa e famiglia”, così descritta in museo: «Nascere, crescere, invecchiare, essere donne o uomini: tutte le fasi più importanti della nostra vita possono sembrare naturali, ma sono invece determinate dalla società in cui viviamo. Questa area tematica racconta i “riti di passaggio” nella vita degli italiani e spiega che cosa significa “mettere su famiglia”».

D’accordo con l’idea museologica complessiva di M9, che vuole andare incontro a pubblici diversi, per età, abilità e conoscenze, anche questa area tematica utilizza linguaggi narrativi e visivi molteplici: alcuni strizzano l’occhio al fattore-nostalgia degli adulti, attingendo all’immenso patrimonio filmico dell’archivio dei film di famiglia “Home Movies” di Bologna; altri utilizzano il disegno animato per attrarre l’attenzione dei bambini, stimolando la loro attenzione su argomenti vicini alla propria esperienza quotidiana (un esempio è disponibile al link: https://www.m9museum.it/mappa/1-come-eravamo-come-siamo/); altri ancora mettono al centro gli aspetti quantitativi, ossia fornendo al visitatore più curioso, o più esperto, la possibilità di esplorare una serie di infografiche interattive che possano coprire nel dettaglio l’evoluzione storica di molteplici variabili.

Il viaggio nelle famiglie italiane affronta dunque in queste tre diverse installazioni la dinamica nel tempo  del numero di famiglie e il numero di componenti per famiglia, l’istituzione del matrimonio (numero, tipologia di rito, provenienza ed età dei coniugi, durata), separazioni e divorzi; ma anche i riti di passaggio (nascita, laurea, servizio militare, matrimonio, riti religiosi, pensionamento) e fasi della vita (significato e modalità della nascita e della morte; che cosa significa essere bambini, giovani, adulti o anziani, che ruolo ciascuna fascia d’età ricopre nella società). 

Per ciascuno di questi gruppi di argomenti, si mettono in luce differenze regionali e comparazione con altre nazioni e soprattutto si cerca di collocarne le trasformazioni all’interno del più generale cambiamento della società italiana – in termini economici, culturali, igienico-sanitari e anche valoriali. Con l’idea, in fondo, di raccontare come non esista una sola famiglia modello, ma quanto la famiglia sia un costrutto sociale, il prodotto di un determinato luogo e di una determinata epoca e anche come essa sia soggetta ad adattarsi al passare del tempo e alle diverse società in cui gli esseri umani si organizzano in spazi geografici diversi. Così, si cerca di rappresentare la famiglia come un’istituzione durevole ma mutevole, smontando, laddove possibile, i luoghi comuni e arrivando fino alle sfaccettate, infinite possibilità del far famiglia oggi: famiglie multietniche, famiglie mono genitoriali, famiglie composte da una sola persona, famiglie con persone di generi diversi o composte da persone dello stesso genere, famiglie ricomposte o allargate frutto di matrimoni e relazioni successive, famiglie di fatto e di conviventi… 

Con questo pensiero in mente, nella sezione successiva, “The Italian Way of Life”, si dedica ampio spazio al tema dei ruoli di genere, del mutante ruolo della donna nella scena domestica e nella sfera pubblica. Anche qui, l’excursus ci porta dall’organizzazione dei compiti nelle famiglie contadine fino all’odierna famiglia nucleare formata da due genitori e un solo figlio, mostrando, in chiave comparativa, quanto ancora oggi il carico domestico e di cura sia affidato alle donne ben più di quanto non avvenga nelle altre società europee. In questa sezione, si vogliono mostrare dei momenti di passaggio, gli attimi in cui – normalmente spinti dalle città del Nord e dalle classi sociali più dinamiche – qualcosa è cambiato nelle case degli Italiani: dalle famiglie ampie dell’Italia contadina centro-settentrionale alla nascita della grande borghesia, dall’affacciarsi sulla scena del lavoro salariato delle donne (come ragazze al servizio domestico, ma poi con le due guerre mondiali come rimpiazzo in tutti gli impieghi maschili) fino all’espulsione del genere femminile dalla forza-lavoro industriale del fordismo (con l’affermarsi dello status symbol della donna casalinga, emblema del raggiunto benessere) per arrivare al difficile compito di conciliare famiglia e lavoro nell’Italia di oggi. Un excursus che vuole sfatare il mito della donna italiana “moglie e madre” e che lo contestualizza però all’interno di precise scelte politiche e costruzioni ideologiche. Per arrivare infine anche a scherzarci su, nell’ultima, semiseria, installazione del museo che, all’interno di una sezione dedicata all’“identità italiana” dal titolo “Per farci riconoscere”, propone una riflessione sul tema degli Italiani mammoni e bamboccioni e del ruolo che la famiglia – e la mamma – hanno nell’immaginario collettivo. 

Suggerimenti di lettura:

Castiglioni Maria, Dalla Zuanna Gianpiero (2017), “La famiglia è in crisi. Falso!”, Roma-Bari, Laterza. 

De Michelis Cesare (a cura di) (2018), M9 Museo del ’900, Venezia, Marsilio. 

Barbagli Marzio (2014), Storia della famiglia in Europa, Roma-Bari, Laterza. 

Saraceno Chiara, Naldini Manuela (2013), Sociologia della famiglia, Roma-Bari, Laterza. 

Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali (Scosse), Leggere senza stereotipi, bibliografia ragionata per i più piccoli, disponibile al link: http://www.scosse.org/leggere-senza-stereotipi/ 

 

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