Il Bollettino di Clio N. 14 – Epidemie e Storia

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Un contributo di riflessione tra Presente e Passato

La pandemia Covid-19 dagli inizi del 2020 ha sconvolto il nostro tempo e purtroppo non ha ancora cessato di percorrere il mondo. In questo tempo ancora sospeso nel quale continuiamo a vivere, molte sono le domande e gli interrogativi che come ricercatori, docenti, studenti, cittadini abbiamo davanti; domande che rifuggono risposte semplici e tantomeno definitive perché l’attuale, come ogni altra pandemia, è un fenomeno complesso, un groviglio di fattori biologici, sociali, economici, statistici, politici e culturali.

Con Epidemie e Storia, il numero 14 de Il Bollettino di Clio, intendiamo cominciare a rispondere a quelle domande, assumendo la complessità del fenomeno pandemia e muovendoci tra presente e passato con la collaborazione di esperte ed esperti di discipline diverse.

Il Covid-19 è un capitolo dei costi che paghiamo per la devastazione dell’ambiente? E’ uno degli effetti più evidenti di quella che molti definiscono la nuova epoca dell’Antropocene? Di questo ed altro ancora scrive Salvatore Adorno nell’intervista che apre, come d’abitudine, il Bollettino di Clio.

Perché anche i paesi più moderni si sono trovati impreparati di fronte a questa pandemia? E possiamo davvero attribuirla alla globalizzazione? Massimo Livi Bacci, che scrive al tempo del primo lockdown, anticipa alcune riflessioni.

Pandemia e disuguaglianze economiche sono strettamente intrecciate. Le diseguaglianze economiche preesistenti la pandemia incidono sull’entità e la gravità dei rischi ad essa connessi? E ancora, le misure adottate per contenerla possono aggravarle in maniera persistente? Maurizio Franzini analizza i dati (parziali) di cui disponiamo.

Quali meccanismi hanno favorito la diffusione e l’azione di specifici parassiti a scapito di altri e come hanno condizionato i comportamenti e la cultura?  Come e perché si sono spente le epidemie e se ne sono andati alcuni patogeni? Gilberto Corbellini esamina lo scenario della competizione che, dal mondo preagricolo ad oggi, si è consumata tra specie umana e parassiti.

Perché è urgente rinnovare la ricerca storica sulle pandemie? Ne scrive Giuseppe Restifo a partire dall’analisi di alcuni risultati raggiunti dalla storiografia sulle pandemie di peste in età moderna.

Perché la peste nera del 1348 assunse contorni particolarmente negativi a Bologna? Rolando Dondarini ricostruisce circostanze e dinamiche di quel flagello in uno studio di caso.

Quali tracce ha lasciato nell’arte la peste nera che arrivò nel 1347-48 in Europa e non l’abbandona per oltre un secolo? Bernard Aikema presenta una serie di “immagini della peste” che riguardano la penisola italiana e specificatamente Venezia.

Quali nuovi interrogativi e quali sfide sui rapporti tra il passato e il presente ha posto alla memoria collettiva l’attuale pandemia? Irene Bolzon presenta il progetto (ancora in corso) Istantanee dal presente. Testimoni al tempo del Covid-19, curato dal MeVe (Memoriale Veneto della Grande Guerra).

Come parla al nostro tempo un romanzo ecologico femminista apparso nel 1826? Bruna Bianchi legge L’ultimo uomo, il romanzo di Mary Shelley, che narra di una pandemia scoppiata nel corso di un assedio nel XXI secolo, accompagnata da riscaldamento anomalo dell’atmosfera, primavere precoci, inondazioni, tempeste violente, burrasche, crisi economica e si conclude con un solo essere umano sopravvissuto, testimone degli avvenimenti.

Quali parole ha utilizzato la stampa italiana per narrare la pandemia Covid-19? Stefania Spina analizza il lessico degli articoli pubblicati da Repubblica nei nove mesi da febbraio ad ottobre 2020.

Arricchiscono il numero le rubriche Esperienze, che ci porta dentro il mondo della scuola, Letture e Spigolature.

Buona lettura!

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