La “Scuola-orchestra” Un modello di scuola tra distanza e presenza. A cura di Tiziano Pera

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Recensione di Enrica Dondero

Diverse sfide e cambiamenti sociali radicali hanno messo a prova la scuola negli anni recenti; da ultimo, la pandemia dovuta al Covid-19 ha richiesto uno sforzo colossale da parte dei docenti, che si sono adoperati per non interrompere i processi ai quali da sempre l’istituzione è deputata. Ne è derivata una sperimentazione spontanea e importante, che, tuttavia, ha lasciato scorgere non poche zone d’ombra: le tecnologie, diventate indispensabili dispositivi del contesto didattico,  spesso sono servite più per la trasmissione dei contenuti che come dispositivo di sviluppo delle potenzialità individuali; l’acquisizione reale di competenze da parte delle studentesse e degli studenti è incerta; in molti casi si sono acuite le differenze sulla base dell’appartenenza a diverse fasce socioeconomiche e culturali.

Il titolo del volume curato da Tiziano Pera potrebbe far pensare a un tentativo di soluzione tecnologica fra didattica a distanza e in presenza. In realtà, si sgombera immediatamente il campo da questa possibile ambiguità: l’apparato digitale di per sé non è risolutivo nella prospettiva di un rinnovamento efficace della nostra istituzione. La scuola è relazione e non esiste alcuna scorciatoia che possa sostituire le relazioni insegnante-alunno e alunno-alunno. Tuttavia, l’attributo ‘digitale’ qualifica una possibilità: quella di arricchire l’ambiente di apprendimento e di aprire finestre funzionali che vadano oltre la comunicazione orale e i materiali cartacei.

La didattica a distanza può offrire agli alunni ulteriori opportunità in modo che possano misurarsi con situazioni sfidanti, se prefigura un nuovo modello di scuola complesso e articolato, che integri didattica in presenza, a distanza, tecniche tradizionali, strategie e tecnologie innovative. È la scuola della competenza di cittadinanza, che punta all’inclusione in ogni sua fase, pensata e realizzata per conferire valore all’alunno cittadino.

Come si intuisce, alla base del pensiero che anima il libro c’è una scelta precisa – puntare sulla qualità della didattica -, che rende necessario curare particolarmente i metodi e discernere i  contenuti, relativamente ai quali è evidente che si debbano operare selezioni: sottoporre le discipline a un’asciugatura per andare ai loro noccioli costitutivi, ai rispettivi concetti fondanti. È questo il cuore della trattazione.

Ma cosa sono i concetti fondanti? Potremmo definirli nuclei epistemici che assumono un esplicito valore formativo rispetto alle competenze di cui sono i supporti; elementi di pregnanza e di caratterizzazione, tolti i quali le discipline vengono meno; categorie ricorrenti e fondamentali situate nelle intersezioni di reti connettive di contenuti, con valore strutturante, organizzativo, complesso, complessivo e, pertanto, generativo di conoscenze. Possiamo immaginarli come finestre che consentono di usare la disciplina per capire il mondo e, nello stesso tempo, inducono a ricercare nella disciplina le chiavi interpretative della realtà. All’interno della Storia sono esempi di concetti fondanti Cultura,  Stato, Territorio, Religione. Seguiamo Ivo Mattozzi, autore della sezione dedicata alla Storia, in una esemplificazione concreta relativa al concetto di ‘Società’: il dizionario fornisce una definizione generica (termine che indica forme associative degli individui che interagiscono tra di loro per attuare strategie collettive di sopravvivenza; insieme di esseri umani in quanto uniti da vincoli naturali o da interessi generali comuni; gruppo di persone organizzate in base a un insieme strutturato di rapporti in relazione a un territorio o a un’epoca), differente dal termine ‘Comunità’ e riferibile allo specifico dei sistemi sociali all’interno delle civiltà. Il termine sottende un insieme di relazioni, quelle che individui e gruppi intrecciano allo scopo di reagire alle costrizioni ambientali, di adattare l’ambiente e di configurare i territori secondo le proprie esigenze; ha uno o più contesti storici di riferimento, generati da processi avvenuti, che hanno caratteristiche diverse da uno spazio all’altro e durano con i loro tratti distintivi per un certo periodo di tempo, finché non vengono a loro volta modificati da altri processi storici.

La storiografia, poi, produce conoscenze e concetti riguardanti società che sono qualificate e descritte in modo diverso: per esempio ci si riferisce a società di cacciatori e raccoglitori, società pastorali nomadi, società agricole, società urbane, società signorile, società feudale, società industriale, società di massa, società post-industriale.

Il concetto di Società è il comune denominatore, che, attraverso un movimento pendolare, collega i temi della didattica. Questa connessione virtuosa avviene all’interno di un modello di scuola che abbia alcune caratteristiche: i concetti fondanti al centro dei curricoli disciplinari; temi e argomenti rilevanti e significativi, selezionati nell’enciclopedica quantità di argomenti possibili; opportune pratiche d’aula che accompagnino gli alunni non a ripetere definizioni, bensì a elaborare il sapere e ad acquisire un metodo di studio efficace; tecnologie digitali funzionali alla creazione di un vero e proprio ambiente di apprendimento. A ciascuno di questi aspetti il volume dedica particolari approfondimenti, con suggerimenti ed esempi operativi.

I concetti fondanti, quindi, vanno scelti sia per la loro valenza all’interno della rete epistemica disciplinare, sia per la loro pervasività trasversale, in modo che segnino delle priorità e venga contenuto il rischio di frammentazione. In questo modo, ogni singolo concetto diventa una sorta di centro di gravità, una bussola, un elemento orientativo, una chiave interpretativa di una parte significativa di mondo, che lo rende perciò accessibile, governabile e gestibile nel profondo.

Abituare gli allievi a riconoscere la centralità e pervasività dei concetti fondanti significa aprire il loro sguardo interiore al dominio della complessità allargando le opportunità di ragionamento alle molteplici possibili connessioni tra i vari nodi della mappa mentale. Ecco che la linearità del curricolo tradizionale e i suoi saperi descrittivi vengono smaterializzati e sostituiti da una rotondità curricolare, in modo che l’alunno possa percepire la presenza dei concetti-chiave direttamente nella realtà prossimale e coglierne gli agganci cognitivi, la pregnanza di relazioni e la profondità dei possibili sviluppi a partire dalla propria esperienza diretta. È questa appropriazione che gli consentirà di assumere cittadinanza cosciente.

Tuttavia, un singolo concetto può risultare ‘opaco’ e non sufficiente ad attivare un processo di ricerca della conoscenza. Allora, operativamente e in termini convenzionali, i concetti fondanti vengono poi aggregati in binomi, così che il significato di ogni singolo termine possa muoversi in una interconnessione e non esaurirsi nella cristallizzazione di un punto.

Torniamo all’argomentazione di Ivo Mattozzi, per capire meglio. Il concetto di Stato, inteso come organizzatore della vita sociale di un popolo, si attaglia a polis, regni, imperi, repubbliche, democrazie, dittature, insomma a qualunque regime politico. Ma i tipi e le forme di Stato si sono differenziati negli spazi e nei periodi diversi. La costruzione del concetto di Stato si avvale del confronto tra le varie forme concrete di Stato, compresenti e succedutesi effettivamente nella Storia e si chiarisce se messa in relazione con il concetto di ‘Società’. In questo modo, grazie alle connessioni reciproche, lo studio delle formazioni statali differenti lungo il curricolo acquisisce significato storico.

Naturalmente, il volume presenta, per ogni disciplina, un significativo numero di coppie concettuali, in modo che sia agevole per i docenti pervenire a una mappatura epistemologica della disciplina stessa. L’ampia rassegna, risultato di una ricerca applicata alla didattica d’aula, occupa la seconda parte del volume, dove ogni binomio viene associato a una immagine a raggiera che rende chiara la sua funzione centrale rispetto ai temi-argomenti del curricolo. Lo scopo è quello di accompagnare il docente nella progettazione del proprio piano di lavoro.

Una breve disamina relativa ai binomi concettuali della Storia inizia da una premessa di Ivo Mattozzi: è ineludibile dovere professionale rendere la Storia insegnata strumento di formazione del pensiero, in considerazione dell’inefficacia comprovata della Storia generale scolastica e dell’insofferenza di tanti studenti e studentesse nei confronti della disciplina. È urgente un rinnovamento che la renda significativa e fruibile per  la comprensione del mondo attuale, andando oltre il fine della padronanza immediata dell’oggetto di studio.

Addentriamoci nella mappatura concettuale. Alcuni concetti sono prioritari per sostenere una impalcatura metodologica e metacognitiva: Storia/Storiografia, Traccia/Fonte, Tempo/Spazio. Essi, a loro volta, aprono scenari e contesti di senso illustrati da termini densi di significato specifico, come Ambiente/Territorio, Tecnologia/Economia, Società/Stato, Religione/Cultura.

Come è evidente, è un’idea di Storia che prende a oggetto e soggetto i vari gruppi umani nei loro processi di territorializzazione e nelle azioni che hanno costituito società, hanno prodotto tecnologia o cultura materiale, hanno creato organizzazioni di governo della vita sociale e delle differenti aree geopolitiche, hanno avuto scambi con altri gruppi o con altri popoli, hanno prodotto credenze e riti religiosi, espressioni artistiche, letterarie, filosofiche, scientifiche. Insomma – prosegue Mattozzi -, la Storia Generale scolastica dovrebbe occuparsi di quelle vicende umane che hanno creato i modi di vita collettiva delle civiltà, se vogliamo che i nostri studenti siano in grado di comprendere il mondo contemporaneo. I binomi concettuali sostengono questo percorso formativo, rendendo comprensibile come si diventa cittadini di uno Stato, ad esempio; oppure come la  Tecnologia e l’Economia interagiscano nella formazione dell’Umanità.

La terza sezione del volume presenta   indicazioni operative e materiali pronti per l’utilizzo nelle classi, relativi a tutte le discipline. Ancora per quanto riguarda Storia, non sfugge una innovazione radicale, proposta da Ivo Mattozzi e Luciana Coltri: la didattica per concetti fondanti può iniziare dai primi anni di scuola, attraverso configurazioni di copioni, cioè contenitori tematici funzionali all’avvio del processo di concettualizzazione. I bambini sono accompagnati ad agire come apprendisti del campo disciplinare, a mettere in atto operazioni cognitive e pratiche che sono proprie degli esperti del settore, a individuare e comprendere le connessioni tra le informazioni incluse nelle conoscenze significative.

Proprio nell’ottica della generatività e dell’interconnessione, può essere utile uno sguardo al curricolo in senso comprensivo, attraverso una carrellata – necessariamente rapida e solo esemplificativa – di concetti fondanti propri di altre aree disciplinari che hanno evidenti rapporti con la Storia.

Iniziamo dalla Geografia: vengono presentati alcuni binomi atti a superare il nozionismo nominalistico e a puntare all’individuazione di relazioni e processi di una scienza che interpreta i luoghi, rendendo possibile lo studio delle attività umane e delle loro interazioni con gli ambienti, dalla scala locale a quella globale. Nell’ampia rete di binomi concettuali, alcuni interagiscono strettamente con la disciplina storica: Società Umane/Ambiente Naturale, Adattamento/Risorse, Territorio/Regione Paesaggio/Luogo. Un binomio che può sembrare sorprendente – Spazialità – Emozioni – apre la prospettiva dell’inclusione del proprio spazio vissuto e delle relazioni che legano le persone ai luoghi nei curricoli di entrambe le discipline. 

Nessuna esperienza culturale può prescindere da una approfondita e consapevole competenza linguistica. I concetti fondanti della lingua italiana e delle lingue in generale, in particolare quelli connessi alla loro funzione referenziale, sono particolarmente importanti per la Storia; fra i numerosi binomi presentati, la coppia ‘Parola-Lessico’ focalizza la funzione sintattica della lingua, necessaria per accedere al linguaggio specialistico disciplinare.

Per quanto riguarda Arte e immagine, a ben guardare, il binomio Segno/Sviluppo, che pure costituisce esempio lampante di concetto fondante specifico e settoriale, evoca risonanze che sono proprie anche della disciplina storica, essendo prossimo alle idee di traccia, indizio e a quelle di cambiamento, trasformazione, che gli alunni imparano a frequentare assiduamente nelle attività storiche.

L’area matematico-scientifico-tecnologica ha interessanti connessioni, a partire dalla fondazione del concetto di Congettura, utile per formulare corrette elaborazioni di pensiero, o dal binomio Evoluzione-Trasformazione, nella cui mappa è evidente il ruolo di bussola, di tessuto connettivo all’interno di un curricolo finalizzato all’acquisizione di competenze di cittadinanza. Ma è nella disciplina Tecnologia che i binomi concettuali presentati allacciano una fortissima relazione con la Storia, in particolare con un’idea di Storia generale che voglia dotare gli studenti degli strumenti cognitivi necessari alla comprensione dei processi che hanno plasmato il mondo e che seguitano a configurarlo. Materiale/Prodotto, Problema/Processo, Funzionamento/Impiego, Tecnica/Tecnologia sono alcuni dei binomi presentati quali lenti cognitive per la comprensione del mondo di adesso, cioè della situazione presente di processi di trasformazione che hanno impegnato l’essere umano nei millenni e che la Storia ricostruisce.

Non manca, nel volume, una sezione dedicata alla valutazione, che propone un sistema valutativo innovativo, coerente con la didattica per nuclei fondanti, con esempi di prove autentiche.  Valutazione come scambiarsi valore. L’équipe di classe, infatti, perviene, grazie a prove di realtà concretamente fattibili e all’uso di indicatori e indici condivisi anche con gli alunni, alla realizzazione di profili di competenza dinamici ed evolutivi, attendibili, dialogici, ma  rispettosi delle funzioni all’interno della relazione educativa. Da un lato ciò consente di mantenere intatte sia l’autorevolezza che l’autonomia delle discipline, dall’altro potenzia l’intersoggettività: l’auspicata competenza di cittadinanza parte dall’interno della disciplina per andare oltre, fino a generalizzarsi nel complesso articolato del curricolo.

Il volume è completato da una Bibliografia particolare, narrativa: quasi una agorà piena di vita che conferisce ampio respiro alle trattazioni specifiche di disciplina, dove puntare all’intersoggettività del linguaggio e della ricerca professionale.

Un’ultima annotazione riguarda il Glossario: i vocaboli che contano e che servono per capirsi. I concetti fondanti necessitano di parole per prendere vita e le parole sono significanti che richiedono un’interpretazione intersoggettiva. Il glossario, allora, è stato pensato con questo fine: espone l’etimologia e l’origine dei termini importanti e segnala le connessioni riferite allo specifico della Scuola. Non ne presenta solo il senso originario (che potrebbe risultare un inutile sfoggio di erudizione cronologica), ma ne svela il principio costitutivo, per restituire a quella certa parola il pensiero profondo di cui è intimamente impregnata.

In conclusione, il volume non si limita a indicare percorsi didattici, seppur approfonditi e documentati, ma si pone come un autentico progetto di scuola che tenga insieme le esigenze strutturali, il sistema di formazione degli insegnanti, l’impianto pedagogico-didattico, la connessione tra didattica in presenza e da remoto: il tutto per ottenere la piena inclusione dell’alunno «cittadino competente». È il profilo di una «scuola orchestra» nella quale ogni disciplina, pur disponendo di partiture diverse, contribuisce alla costruzione di un’armonia inconfondibile: una «musica» dove i vari strumenti servono per valorizzare la voce dell’alunno che è il vero solista, anche quando viene chiamato a cantare in coro.

 

 

 

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