Amicizie spaziali, di Paola Palmini

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AMICIZIE SPAZIALI

Paola Palmini

Associazione Clio92; classe IA, Scuola primaria statale di San Terenziano, Istituto Comprensivo di Gualdo Cattaneo, Perugia

Introduzione: l’audacia del coraggio

“Dalla prudenza all’audacia ovvero mettere da parte la tristezza, e pensare: cioè capire, leggere il caos, inventariare i mostri mai visti, dare nomi a fenomeni mai vissuti, guardare negli occhi verità schifose e, dopo che hai fatto tutto questo, prenderti il rischio micidiale di dare a tutti qualche certezza. Al lavoro dunque, ognuno nella misura delle sue possibilità e del suo talento. In questo momento non sono particolarmente in forma, ma niente mi impedirà di scrivere qui alcune cose che so. È il mio mestiere”. (Baricco, 2020)

In una giornata di fine agosto, nel mezzo di un tempo sospeso e alle prese con un nemico invisibile, mi sono imbattuta in queste righe di Alessandro Baricco. Nella vita, a volte, si attraversano momenti nei quali alcune parole, lette o ascoltate, assumono il potere di far cambiare il flusso dei pensieri e delle azioni. Mettere da parte la “tristezza”, mantenere la prudenza, ma tornare a essere audaci, “ognuno nella misura delle sue possibilità e del suo talento”. Come poter essere “audace” nella mia professione di insegnante? Ho pensato che in questo momento “l’audacia” doveva corrispondere al coraggio, all’essere produttiva, vincendo l’inerzia e la sfiducia verso lo stato attuale delle cose generato dalla pandemia. Nel nuovo anno scolastico, una classe prima di scuola primaria, era necessario organizzare un ambiente di apprendimento accogliente, formativo e inclusivo e allo stesso tempo all’insegna del distanziamento. Occorreva creare scenari esperienziali dove le parole d’ordine erano divenute: distanziamento, misurato in metri e centimetri; igienizzazione, mascherine e visiera; didattica digitale integrata; didattica a distanza; piattaforme digitali. Come fare? Come riuscire a realizzare conoscenza, coesione, gruppo, condivisione di esperienze, carica emozionale e affettiva? Come aiutare bambini così piccoli a inserirsi positivamente in un ambiente nuovo e a vincere la paura generata dal tempo presente? Come aiutarli a rimanere sereni e a essere fiduciosi verso un futuro di tranquillità?

1. Il progetto “Amicizie spaziali”

1.1. Ideazione e motivazioni

Nel tentare di dare risposta a tutte queste domande, in collaborazione con Luciana Coltri, nello spirito del confronto e dello scambio che esiste in Clio’92, ho ideato e costruito il progetto “Amicizie spaziali”. Il progetto punta alla creazione di un ambiente di apprendimento, nel quale bambine e bambini devono sentirsi accolti, attesi e soprattutto aiutati a comprendere ciò che sta succedendo e a valorizzare la loro esperienza come una necessità, per trovare la soluzione e superare quello che stanno vivendo attualmente, in un primo incontro con la scuola così anomalo.

Il progetto si sostanzia in un approccio interdisciplinare finalizzato ad avviare percorsi di storia, di geografia e di educazione civica.

Le motivazioni alla base del progetto “Amicizie spaziali” sono state:

  • creare un contesto esperienziale affettivo, accogliente e altamente socializzante, pur nel

distanziamento;

  • sviluppare negli allievi la capacità di pensare il presente storicamente;
  • far comprendere ai bambini che stanno vivendo una storia e che la mascherina è una

traccia della storia che stanno vivendo;

  • avviarli alla costruzione dei concetti fondanti delle discipline, partendo

dall’esperienza quotidiana;

  • avvicinarli alla conoscenza del passato attraverso alcune “tradizioni” tratte dal

calendario civile;

  • sviluppare senso civico;
  • formare cittadini consapevoli.

Nella mappa sono rappresentati i collegamenti tra le discipline di storia, geografia e di educazione civica; non ho inserito la lingua italiana anche se è stata continuamente messa in gioco.

La definizione dei concetti fondanti implicati ha consentito di mettere in primo piano le inter-

relazioni tra le discipline coinvolte.

Figura 1. Mappa del progetto

In un secondo momento ho individuato i contesti di esperienza da promuovere in relazione ai

concetti disciplinari. In classe prima i processi di concettualizzazione dei bambini vengono

introdotti attraverso esperienze direttamente o indirettamente vissute. Il contesto esperienziale nel

quale far agire i bambini è importantissimo ai fini del porre le basi di quei concetti necessari ad

avviare una comprensione del presente, all’apprendimento e allo studio proprio delle classi

successive, nonché alla formazione del pensiero storico.

Nella tabella che segue vengono esplicitati i contesti di esperienza in relazione ai concetti fondanti.

DISCIPLINE

CONCETTI FONDANTI

CONTESTI DI ESPERIENZA

STORIA

TRACCE/FONTI

Analisi delle tracce nel presente e loro trasformazione in fonti: gli oggetti di uso quotidiano: “Usare la mascherina”

AMBIENTE/TERRITORIO

La scuola: ambiente sociale

GRUPPI UMANI

I gruppi di appartenenza: gruppo scuola, società sportive, gruppi di danza, associazioni, famiglia

TEMPO/SPAZIO

Ed. temporale: rapporti di successione, contemporaneità, durata in fatti vissuti e/o narrati nell’esperienza scolastica;

calendario civile: festa della bandiera italiana e giorno della memoria.

GEOGRAFIA

AMBIENTE/TERRITORIO

La scuola: spazi interni, esterni; confini; ambienti, elementi e uso.

GRUPPI UMANI

Rapporto uomo-ambiente: elementi naturali e antropici nello spazio scuola.

EDUCAZIONE CIVICA

COSTITUZIONE

Regole di comportamento; bandiera nazionale (fuori dalla scuola).

SVILUPPO SOSTENIBILE

Salute: Diritto alla salute e azioni corrette per il suo mantenimento dispositivi per la protezione a scuola;

rispetto e tutela per l’ambiente scuola e le regole igieniche per mantenimento dello stato di salute.

Patrimonio: rispetto e tutela per l’ambiente scuola e gli elementi/tracce in esso presenti.

CITTADINANZA DIGITALE

Uso consapevole delle tecnologie per la DAD (scuola da casa).

Tabella 1: contesti di esperienza in relazione ai concetti fondanti

2. La mediazione didattica

2.1. Lo sfondo integratore

Come riuscire a realizzare tutto questo in un percorso didattico significativo e unitario? Era necessario un contenitore che rendesse gli alunni co-protagonisti e co-costruttori. Un contenitore capace di dare senso e coesione a tutte le attività:

  • facilitatore di apprendimento
  • agente motivazionale
  • sollecitatore di situazioni problematiche
  • stimolo alla riflessione sulle esperienze vissute, alla loro rielaborazione e comunicazione
  • produttore di conoscenza.

Ecco l’idea! Una narrazione interattiva, in cui il computer e la LIM diventassero essi stessi protagonisti di questo primo incontro con la scuola del terzo millennio, insieme ai quaderni e agli astucci. Le tecnologie appartengono ormai al nostro presente e a quello degli alunni. Quelle tecnologie tanto demonizzate, ma che ora costituiscono l’unico media capace di metterci in rapporto visivo e auditivo con gli altri.

Ho utilizzato un linguaggio ispirato al mondo prossimale degli alunni, a loro accessibile, comprensibile, lineare e al contempo gradualmente ricco di lessico specifico, facendo intervenire così nel progetto anche l’insegnamento della lingua italiana.

Quindi lo sfondo integratore doveva essere una narrazione e ha avuto come momento iniziale una videochiamata che giungeva improvvisa nell’esperienza altamente emozionale del primo giorno di scuola.

Da chi poteva essere realizzata?

Da due bambini spaziali, abitanti di Giove, il bambino Giov-anni e la bambina Giov-anna, anch’essi “scafandrati” per problemi con l’aria.

Così, dopo il suono della videochiamata in Skype, tra lo stupore degli alunni che si chiedevano cosa stesse succedendo, sulla LIM, sono apparsi i due bambini spaziali.

Figura 2. Giov-anna e Giov-anni in videochiamata con i bambini terrestri!

Ai due bambini spaziali è stata demandata l’attività di problematizzazione. Giov-anna e Giov-anni con le loro domande stimolavano nei bambini il recupero e la rielaborazione delle esperienze vissute. Ho usato lo stampato maiuscolo perché costituiva il carattere di scrittura che avrebbero utilizzato nelle loro prime produzioni grafiche e ho accompagnato ogni slide con la mia voce narrante, in quanto i bambini non sapevano ancora leggere.

2.2. La riflessione sul presente: pensare il presente storicamente, partendo dalla traccia

La riflessione sul presente e sulla storia che stiamo vivendo è scaturita da un quesito posto da Giov-anna che chiedeva cosa fossero quelle strane cose che i bambini e le maestre avevano sul viso.

Questa domanda è stata introdotta nella narrazione a circa due settimane dall’inizio della scuola

e quindi dopo che i bambini avevano fatto esperienza dell’uso del dispositivo di protezione,

che rappresentava e ancora rappresenta la traccia della storia che stiamo vivendo. Essi sono stati

stimolati a riflettere sui comportamenti quotidiani, ripensarli, rielaborarli in forma di racconto orale,

con il disegno e brevi didascalie. I bambini hanno così analizzato la mascherina come traccia del

presente, l’hanno interrogata, trasformandola in fonte di informazioni e hanno illustrato le azioni

necessarie ad indossarla, collocando i disegni in un primo grafico temporale. Hanno individuato i

luoghi di utilizzo delle mascherine, i tempi e lo scopo: proteggersi dal virus. Per ultimo, rileggendo

i materiali prodotti, i bambini hanno elaborato collettivamente la loro narrazione. Io ho trascritto le

didascalie e il testo finale mentre i bambini dettavano le loro idee. In questo modo gli alunni hanno

configurato il copione “Usare la mascherina a scuola al tempo del Covid 19”1, che costituiva la

risposta alla domanda di Giov-anna. I materiali prodotti trovavano man mano collocazione sul

power point che i bambini potevano ogni volta rivedere e così sentirsi ancor più parte della “storia”.

1 Come far affrontare il tempo del Covid a bambine e bambini che per la prima volta avrebbero frequentato la classe prima è stato l’ambito della ricerca della Scuola estiva del 2021 del gruppo delle colleghe dell’infanzia e di prima e seconda primaria. Io ho preso spunto e ho realizzato questo progetto.

Di seguito un esempio di come i bambini sono diventati protagonisti della storia e del loro apprendimento.

Figura 3. Osserviamo la mascherina. La mascherina diventa traccia del presente

Figura 4. Il copione: Usare la mascherina a scuola al tempo del Covid 19. Le azioni per indossarla

Figura 5. Domanda per attivare la riflessione sui motivi dell’utilizzo

Figura 6. Il motivo dell’uso

Figura 7. Narrazione collettiva: l’insegnante trascrive le frasi degli alunni

2.3. La mascherina come traccia di una storia passata

Per potenziare negli alunni la capacità di osservare e di analizzare le tracce, ho presentato una foto del 1918 che ritrae due bambini muniti di mascherine. Ne abbiamo elencato gli elementi costitutivi. La mia domanda è stata: “Cosa vediamo in questa foto?”

Figura 8. Foto del 19182

Sistemiamo le osservazioni dei bambini sulla stessa traccia.

Chiedo di nuovo: “Secondo voi è una foto attuale, cioè di adesso o di qualche anno fa?”

Tutti: “E’ una foto vecchia!” “Maestra, c’era già il coronavirus?”

Consegno un breve testo e ne propongo la lettura collettiva, poi do spazio alle loro osservazioni.

Pongo un’ulteriore domanda: “Secondo voi, come facciamo ad avere queste foto e queste notizie, chi le avrà scritte per farcele conoscere?”

Io chiedo di nuovo: “Ma chi li scrive i libri di storia?”

Io affermo che questi scienziati scavano, trovano, classificano, ma chi scrive la storia sui libri su cui i loro fratelli e sorelle studiano sono gli storici.

Gli alunni dall’osservazione della foto e dei suoi dettagli hanno tratto informazioni in merito agli

2 https://www.pinterest.it/pin/325455510578511290/ (verificato il 16/05/2021)

abiti e alle mascherine. Questi oggetti/tracce hanno permesso ai bambini di ricostruire una nuova

storia, appartenente a un tempo passato, diverso da quello in cui vivono. Inoltre essi hanno potuto scoprire che anche nel passato ci sono state malattie e che l’uomo è riuscito a sconfiggerle!

3. Briciole di educazione civica: la bandiera italiana

Nello svolgimento del progetto è stato integrato un percorso di Educazione civica, in particolare sulla Costituzione. Prima delle vacanze natalizie gli alunni erano stati impegnati a far conoscere la propria scuola ai due bambini spaziali. Al rientro dopo le vacanze, in concomitanza con la festa della bandiera italiana, Giov-anni dalla LIM pone questi quesiti: “Cosa sono quelle cose colorate sul muro della vostra scuola?”, “Cos’è una bandiera?”.

Figura 9. Quesito sulla bandiera italiana

Ho raccolto le conoscenze spontanee degli alunni con un brainstorming registrato su Jamboard.

Figura 10. Le risposte dei bambini

Le parole chiave usate dai bambini, quali ad esempio simbolo, territorio, terra, l’appartenenza della scuola di San Terenziano all’Italia, lingua italiana, italiani, hanno fatto emergere i loro concetti spontanei. Per dare loro ulteriore senso e significato, tali parole chiave e le affermazioni che le contenevano sono state raccolte in un testo riassuntivo, in cui i colori servivano a mostrare come fossero state utilizzate. I bambini hanno disegnato la bandiera italiana, ne hanno riprodotto forma e colori e indicato la nomenclatura, fornita da me, riferita alle parti della bandiera. Hanno disegnato se stessi come italiani.

La carta dell’Italia è servita per riprendere quanto i bambini avevano detto nel brainstorming e per dare significato ai riferimenti geografici. Essi hanno quindi colorato il territorio italiano, vi hanno collocato il luogo dove vivono e poi hanno individuato la posizione dell’Italia nel mondo.

Figura 11. Disegni dei bambini e nomenclatura della bandiera

Figura 12. Abitiamo in Italia, quindi siamo italiani

Figura 13. Narrazione collettiva: l’insegnante trascrive le frasi degli alunni

Figura 14. Presente/passato: la bandiera oggi, la bandiera nel passato

4. Il calendario civile. 27 gennaio giorno della memoria: “Sull’isola delle farfalle”

La narrazione è stata il filo conduttore del progetto sopra presentato; con un altro tipo di narrazione ho coinvolto i bambini di classe prima primaria nella ricorrenza della Giornata della Memoria. Il racconto dal titolo “Sull’isola delle farfalle”, scritto da me, li ha portati a una riflessione su un tema fondamentale: la libertà.

4.1. Il racconto

Nel mezzo dell’oceano Pacifico, c’era un’isola chiamata l’Isola delle Farfalle. In quest’isola vivevano le farfalle più belle del mondo.

C’erano farfalle rosse, blu, verdi, arancioni, celesti, fucsia e gialle. I loro colori erano così vivi e scintillanti da far rimanere incantati. Le farfalle vivevano libere.

Potevano volare, librarsi in aria e poi ricadere sui soffici petali dei fiori. Si tuffavano, rimbalzavano, succhiavano il nettare e poi con le ali colme di polline ricominciavano a volare e a scegliere i fiori più belli su cui giocare, posarsi e rincorrersi.

Erano tutte amiche, giocavano sempre insieme!

Un giorno arrivò sull’isola una farfalla grande di colore nero. Era bella, ma le sue ali non brillavano sotto i raggi del sole come le ali delle altre farfalle, in special modo delle farfalle gialle.

Presa dalla rabbia, cominciò a dire che le farfalle gialle potevano volare solo in determinati orari: il mattino durante l’aurora e al tramonto. Il resto del giorno dovevano starsene rinchiuse nei fiori senza librarsi in aria. Le farfalle gialle provarono a protestare, ma altre farfalle nere le minacciarono, dicendo loro che se si fossero ribellate le avrebbero cacciate dall’isola.

Così le farfalle gialle volavano nell’aurora e al tramonto. Erano ugualmente belle e scintillanti. Le altre farfalle, impaurite, non mossero un’ala per difenderle: le farfalle nere erano forti e prepotenti.

Un giorno la farfalla grande e nera decise che le farfalle gialle potevano volare solo di notte.

Nessuno vide più una farfalla gialla di giorno. Volavano solo di notte e con la luce della luna le loro ali apparivano ancora più belle e lucenti.

Allora la farfalla nera decise di costruire delle grandi gabbie di filo spinato in cui rinchiudere tutte le farfalle gialle presenti sull’isola.

Le povere farfalle gialle furono rinchiuse, private della loro libertà, non potevano più volare, posarsi sui fiori, giocare felici sui calici tra i pollini. Soffrivano la fame, le loro ali si rattrappirono, si rannicchiarono.

Tutte le altre farfalle vedevano la loro sofferenza, ma non fecero niente per aiutarle perché avevano paura delle terribili farfalle nere. Videro le loro amiche morire, soffrire, ma non fecero niente. La paura rende vigliacchi.

Un giorno, una farfalla gialla decise di non arrendersi, provò a distendere le sue bellissime ali, sentì un gran dolore, ma non si arrese, provò e riprovò, finché riuscì ad aprire le ali e a muoverle. Improvvisamente, tra lo stupore delle sue amiche addolorate e sfinite dalla prigionia, prese il volo. Volò in alto, raggiunse il punto in cui i fili erano più radi e consentivano il passaggio e si librò verso la libertà.

Raggiunse le altre farfalle arancioni, verdi, fucsia, celesti, chiese loro di aiutare le sue amiche a fuggire e a liberarsi dalle gabbie.

Tutte le farfalle divennero coraggiose, andarono alle gabbie e con le loro ali possenti cercarono di aprire dei varchi tra i tralicci spinati e chiamarono le farfalle gialle che, piano, piano, riuscirono a muoversi, a infilarsi nei piccoli pertugi e a uscire e così furono libere.

Tutte insieme andarono dalle farfalle nere e dissero loro che se volevano rimanere sull’isola dovevano accettare che tutte le farfalle, di ogni colore, potessero volare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Le farfalle nere accettarono e da quel momento sull’isola delle farfalle tornarono la libertà e la meraviglia dei colori.

4.2. Verso la libertà

I bambini hanno ascoltato e richiesto la lettura più volte, entusiasti per quello che ascoltavano. Successivamente sono stati guidati con domande opportune alla comprensione del testo. Ma quello che mi ha colpito e entusiasmato sono state le loro risposte al brainstorming.

Figure 15 e 16. Risposte degli alunni al brainstorming (i post-it rosa contengono le sollecitazioni dell’insegnante).

Nella narrazione collettiva la loro saggezza:

Figura 17. Le conclusioni del lavoro

4.3. Efficacia della proposta progettuale

Il progetto è stato condiviso con altre colleghe di Clio’92 impegnate con prime o seconde classi della primaria e che hanno trovato in questa modalità un forte riscontro di motivazione negli alunni. E’ stato considerato un format che ognuna di loro ha adeguato alle proprie esigenze e a quelle del gruppo classe, come nel caso di una seconda i cui alunni non avevano potuto frequentare la prima per problemi di sicurezza.

L’efficacia del progetto “Amicizie spaziali” può essere valutata per alcuni aspetti fondamentali:

  • il senso di appartenenza al gruppo, il legame affettivo che è scaturito fra tutti i membri dalla condivisione delle esperienze, dalla riflessione, rielaborazione e comunicazione fatte in comune;
  • il recupero della lentezza come spazio temporale da fornire agli allievi per ripensare alle esperienze vissute;
  • l’avvio del processo di educazione temporale e spaziale legato alle esperienze vissute e alla comprensione del tempo presente;
  • la presa di coscienza dell’importanza di alcuni comportamenti da tenere in relazione allo stato di cose del tempo presente;
  • l’acquisizione del senso di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri;
  • il piacere dell’ascolto e della produzione di narrazioni in forma collettiva;

La narrazione è stata uno strumento di notevole potenza; creare uno spazio narrativo, quasi del tutto scomparso nel presente, è molto importante nella didattica d’aula per aprire al mondo la mente degli alunni, per permettere loro di superare ansie e paure, ripensare, riflettere e costruire saperi nuovi, attraverso un filtro buono di una voce narrante. La dinamica della narrazione è un modo per la didattica che offre e si offre come impianto educativo trasversale, in cui fornire agli alunni il ritmo giusto e paziente del percorso educativo di crescita e di educazione.

 

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