Due recenti pubblicazioni dello storico Francesco Germinario

Francesco Germinario, ricercatore presso la Fondazione “Luigi Micheletti” di Brescia, ha conseguito in passato le abilitazioni a professore associato in Storia contemporanea e in Filosofia politica. Ha pubblicato numerosi volumi sulla storia della cultura di destra, l’immaginario antisemita, la visione mitica della politica, il fascismo delle origini. Tra i suoi ultimi lavori, Una cultura della catastrofe. Materiali per un’interpretazione dell’antisemitismo (Asterios, 2021); Il mito della cospirazione ebraica: nel laboratorio di Urbain Gohier. Un falsario antisemita e le sue teorie (Free ebrei, 2022).

“Gente malfida”. La critica degli intellettuali nella cultura di destra (1789-1925), Verona, Ombre Corte, 2023, pp. 127

Anche se nel corso del Novecento non sono mai mancati intellettuali collocati a destra, questa ha sempre manifestato un vero e proprio rifiuto, o comunque un atteggiamento di sospetto nei confronti della figura dell’intellettuale. Cosa, del resto, presente anche nelle destre attuali.
Il volume indaga le origini storiche dell’atteggiamento della destra nei confronti degli intellettuali. Questi sono stati sempre visti come l’espressione della cultura dell’Illuminismo, nonché come i difensori dei diritti dell’uomo, essendo legati ai valori del cosmopolitismo e della ragione, accusata di produrre astrazioni. L’ostilità nei confronti degli intellettuali è già visibile nel corso della Rivoluzione francese con le polemiche di Edmund Burke e Joseph de Maistre. Tuttavia, essa si manifesta in modo molto più evidente negli anni dell’Affaire Dreyfus quando, in contrapposizione agli intellettuali come Zola impegnati nella battaglia affinché fosse riconosciuta l’innocenza dell’ufficiale di origine ebraica, la destra antipluralista, con scrittori come Maurice Barrès e Charles Maurras, promuove la figura dell’“intellettuale nazionalizzato”, fermo custode dei valori della nazione.

Questa figura si riproduce anche negli scrittori tedeschi del primo dopoguerra, dal Thomas Mann delle Considerazioni di un impolitico allo Spengler del Tramonto dell’Occidente. La parabola dell’intellettuale nazionalizzato, figura peraltro molto diffusa nel corso della Grande Guerra, pone capo a quella dell’intellettuale del totalitarismo, la cui origine è da rintracciare nel Manifesto degli intellettuali fascisti, promosso da Giovanni Gentile nel 1925.

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Totalitarismo in movimento. Saggio sulla visione fascista della rivoluzione e della storia, Trieste, Asterios, 2023, pp 752 pagine

In quanto ideologia rivoluzionaria, il fascismo ha presentato una propria visione della Storia e della rivoluzione. Questa visione costituiva una rottura profonda e radicale rispetto alla tradizione rivoluzionaria occidentale segnata dal razionalismo. Ed era una rottura provocata dalla visione mitica della politica, già teorizzata da Georges Sorel fin dal 1908: una visione mitica su cui aveva riflettuto il Carl Schmitt dei primi anni Venti.

La rivoluzione come mito politico da perseguire rimandava alla visione fascista della Storia: questa visione negava che, all’interno della Storia, agissero presunte “leggi”, come supposto dal liberalismo e dal marxismo, i quali identificavano la Storia come affermazione del Progresso. Per i fascisti, che negavano sia il razionalismo sia l’ideologia del Progresso affermatasi con l’Illuminismo e il giacobinismo prima e col marxismo dopo, era fondamentale un atteggiamento attivistico, costruito attraverso la negazione della processualità della Storia e la contrapposizione fascista-mondo. Come aveva già osservato Augusto Del Noce, per l’attivismo «Se il mondo si riduce a cose, e io solo mi riconosco come soggetto, il mondo è per me, io devo dominarlo».

Nella visione fascista risultava fondamentale il ricorso alla violenza quale strumento per “forzare” la Storia; questa, inoltre, non approdava ad alcun Regno del Bene, come nell’immaginario delle precedenti teorie rivoluzionarie. L’ideologia rivoluzionaria del fascismo, al contrario delle altre ideologie rivoluzionarie, negava decisamente che la Storia avesse approdi messianici ed escatologici.

In forza di questo attivismo lo stesso totalitarismo era visto come una soluzione in progress: se la Storia non aveva mai termine, ciò implicava che lo stesso impegno rivoluzionario del fascista si svolgeva in un attivismo continuo.

 

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https://www.asterios.it/sites/default/files/TOTALITARISMO%20IN%20MOVIMENTO%20100%20PAGINE.pdf