E’ uscito l’ultimo numero de Il Bollettino di Clio: VERO FALSO FINTO NELLA STORIA

IL BOLLETTINO DI CLIO

NUOVA SERIE NUMERO 21 – SETTEMBRE 2024

ISSN 2421-3276

VERO FALSO FINTO NELLA STORIA

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Editoriale

A cura di Saura Rabuiti

Un numero dedicato al vero al falso al finto nella storia per molte ragioni.

Perché vero, falso e finto nella ricerca storica non sono termini scontati; perché il rapporto tra storia e verità è problematico e peculiare; perché falso non è il contrario di vero ma semmai di autentico o genuino; perché il vero della ricerca storica non è mai definitivo e tuttavia non è mai arbitrario perché risponde alle regole di un mestiere; perché – come scrive Carlo Ginzburg (cui siamo debitori del titolo di questo numero e della riflessione su questi temi) «qualunque documento, indipendentemente dal suo carattere più o meno diretto, ha sempre un rapporto altamente problematico con la realtà. Ma la realtà (“la cosa in sé”) esiste» (Il filo e le tracce. Vero falso finto, Quodlibet, 2023, pp. 266-267) e questa “cosa in sé” è la verità cui il mestiere degli storici e delle storiche tende.

E ancora perché i falsi si incontrano lungo tutta la storia e nella storia si sono falsificati lettere, documenti privati e pubblici, epigrafi, sculture, dipinti, manufatti, monete, pietre preziose, identità, docufilm e altro ancora; perché il falso fa parte del tempo storico in cui nasce e molto racconta di quel tempo storico; perché, come scrive Marc Bloch «Falsi racconti hanno sollevato le folle. Le false notizie, in tutta la molteplicità delle loro forme – semplici dicerie, imposture, leggende – hanno riempito la vita dell’umanità. Come nascono? Da quali elementi traggono la loro sostanza? Come si propagano, amplificandosi a misura che passano di bocca in bocca, o da uno scritto all’altro? Nessuna domanda più di questa merita di appassionare chiunque ami riflettere sulla storia.» (Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra, in La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921), Roma, Donzelli, 1994, pp. 82-83).

E ancora perché, a differenza che in passato, il falso e il finto sotto le più diverse forme si diffondono oggi in modo rapidissimo e tendenzialmente globale attraverso il Web, i social e l’IA; perché nel nostro mondo è sempre più sfumato il confine tra storia e finzione; perché dilagano fake news storiche e teorie complottiste; perché il reale sembra scomparire sotto il peso delle informazioni e del virtuale. Insomma perché distinguere il vero dal falso o  dal finto rappresenta una difficoltà crescente per tutti noi.

E infine perché «gli storici (e, in modo diverso, i poeti) fanno per mestiere qualcosa che è parte della vita di tutti: districare l’intreccio di vero, falso, finto che è la trama del nostro stare al mondo» (Il filo e le tracce, cit., p. 14), Ragionare dunque su vero falso finto attraverso la lente della storia ci pare interessante, importante e utile non solo per chi ama “riflettere sulla storia”, ma anche per le implicazioni e le possibili ricadute sia didattiche che sul senso comune di noi cittadini.

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