È uscito il nuovo numero del Bollettino di Clio: “Sul fascismo”. Qui puoi scaricarlo e leggere anche la recensione di Antonio Brusa

SCARICA IL NUOVO NUMERO DEL BOLLETTINO DI CLIO: SUL FASCISMO

Negli ultimi anni si è assistito ad un’intensa ripresa degli studi e delle discussioni pubbliche sui caratteri del fascismo e sulle sue possibili definizioni o ridefinizioni, anche sulla scorta della diffusione nelle nostre società di forme di populismo autoritario, di neofascismo o postfascismo.

Alcuni studiosi hanno suggerito il termine postfascismo per descrivere regimi e movimenti che non rinnegano il fascismo, ma ne riadattano linguaggio e simboli in forma apparentemente democratica, nazionalista e identitaria. Altri autori tracciano un percorso genealogico tra il fascismo storico e le forme di populismo moderno, introducendo il concetto di populismo autoritario come forma derivata ma comunque distinta rispetto al fascismo storico. C’è chi ha studiato la continuità dei modelli di leadership autoritaria a partire dall’identificazione di Mussolini come archetipo degli “uomini forti” del XX e XXI secolo. Oppure chi, senza proporre una definizione del fascismo storico, ne ha analizzato le strategie e i meccanismi retorici e discorsivi. Certo è che il panorama delle ricerche e delle riflessioni sul fascismo è molto più esteso di quanto non si possa qui riassumere.

Le ricerche, le interpretazioni e le discussioni hanno oltrepassato l’ambito strettamente storiografico per scantonare in quello sociologico piuttosto che filosofico o semantico o politico o di altro tipo ancora. Operazione certamente legittima ma che spesso si accompagna ad una forma di defascistizzazione del fascismo, per la quale si rimuovono, neutralizzano o mascherano gli elementi più radicali, violenti e totalitari che furono propri del fascismo storico, al fine di proporlo in forma accettabile o legittimata nel contesto democratico contemporaneo; si ripulisce insomma il fascismo dalle sue componenti più compromettenti (razzismo, violenza, totalitarismo), offrendo un’immagine semplificata e mistificata del Ventennio, assai lontana dalla realtà.

Sono diversi dunque i motivi che ci hanno spinto a dedicare questo numero de “Il Bollettino di Clio” al fascismo: la rilevanza che questo tema ha nel dibattito politico e culturale contemporaneo; l’importanza di condividere i risultati più nuovi e rilevanti della riflessione storiografica sul fascismo e sul suo progetto politico; il desiderio di offrire chiavi di lettura più complesse di quelle della narrazione pubblica spesso banalizzante e semplificata del regime e, non ultimo, l’importanza del tema anche dal punto di vista didattico.

Il fascismo non è infatti uno dei tanti argomenti della storia del Novecento, un capitolo del manuale da conoscere come gli altri. La crisi delle democrazie liberali, il nuovo protagonismo della “destra radicale” e l’avanzata dei regimi autoritari nel contesto politico attuale richiedono di ragionare su quel periodo anche per comprendere se e come esso possa essere uno strumento di analisi del presente. Del resto per molto tempo e forse nemmeno oggi ancora del tutto, sul piano pubblico e politico, si è fatto i conti con quella esperienza storica.

 Studiare il fascismo, per arrivare, come scrive Emilio Gentile, “ad una conoscenza sempre più realistica e complessa della natura del fascismo, nei suoi molteplici aspetti, come fenomeno situato nel tempo e nello spazio, e non come mera denominazione verbale di un’entità metastorica che trascende il tempo e lo spazio” è il presupposto per fare i conti con quella esperienza storica ed è un grimaldello per riflettere “sulla natura della politica nell’epoca della modernizzazione e della società di massa, sul ruolo dell’individuo e della collettività, sul significato della modernità, sulla fragilità della libertà e della dignità umana, e sull’aggressività della volontà di potenza”. (E. Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione)

In questo senso e in questa direzione lo studio del fascismo e dei suoi specifici caratteri storici permette di riflettere anche sui rischi del ritorno di forme di autoritarismo, razzismo e violenza politica.

Con questi intenti e con la consapevolezza dei limiti imposti dalla vastità del tema preso in esame, offriamo ai nostri lettori questo numero de “Il Bollettino di Clio” con la speranza che esso possa generare un dibattito aperto sul piano storiografico e didattico.

INDICE

Editoriale 

A cura di Giuseppe Di Tonto e Saura Rabuiti 

 Intervista a Emilio Gentile

A cura di Giuseppe Di Tonto e Saura Rabuiti

 Contributi

 Giovanni Gozzini, Cosa vuol dire fascismo oggi

Claudio Vercelli, Radici ideologiche, culturali e sociali della destra radicale in Italia

Giorgio Barberis, Ur-fascismo e Resistenza di fronte alla crisi della democrazia

David Bidussa, Culto dell’azione, memoria e emulazione

Lorenzo Benadusi, Il fascismo: uomini e donne, mascolinità e femminilità 

Patrizia Dogliani, Fascismo e populismo: organizzazioni di massa e creazione del consenso

Mimmo Franzinelli, Da un regime all’altro

Paolo Nicoloso, Un’ipoteca sulla memoria futura: l’eredità architettonica del fascismo

Antonio Prampolini, Il fascismo nell’edizione italiana di Wikipedia: voci e scrittura collettiva

Marco Bernardi, Immaginari collettivi su fascismo e antifascismo in televisione

Maurizio Gusso, Come Il commiato. Inno dei laureandi (1909) divenne Giovinezza. Inno trionfale del partito nazionale fascista 

Enrico Pagano, Raccontare il fascismo a scuola: un’analisi della manualistica italiana

 Esperienze 

Elisabetta Balducelli, Raccontare il fascismo con le immagini e con uno sguardo al territorio.  

 Marco Cecalupo, La camera oscura del fascismo. Laboratorio con le fonti iconografiche

Chiara Patuano, Giulia Pilosu, Mario Pilosu, Raccontare la storia attraverso gli archivi scolastici

Mario Pelliccioli, Itinerario di memoria

 Letture

Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione (a cura di Cristina Cocilovo)

Giulia Albanese (a cura di), Il fascismo italiano. Storia e interpretazioni (a cura di Tullia Cassi)

Federico Finchelstein, Dai fascismi ai populismi (a cura di Silvia Ramelli)

Tomaso Montanari, Le statue giuste (a cura di Annalisa Zaccarelli)

Alessandro Perissinotto, La guerra dei Traversa (a cura di Livia Tiazzoldi) 

Spigolature  

Il primo libro del fascista (a cura di Ernesto Perillo)

Controcopertina

 

LA RECENSIONE DI ANTONIO BRUSA

Il Presidente della Società italiana di Didattica della Storia (SiDidaSt) e Direttore di Historia Ludens, Antonio Brusa, ha pubblicato sul sito di Historia Ludens un articolo di presentazione del Bollettino n. 23 “Sul fascismo”, che qui riportiamo integralmente.

Il fascismo. Un argomento ancora scottante. Nel “Bollettino di Clio”, di Antonio Brusa

Perché è importante studiare la storia? Emilio Gentile ce lo spiega nell’intervista che apre il 23° “Bollettino di Clio, dedicato al fascismo. Segniamoci le sue parole, perché valgono non solo per quel periodo, ma per ogni fatto sconcertante, del passato come del presente:

“La conoscenza critica del passato è lo sviluppo di una personalità razionale e realistica, che non si ritrae mai dal capire come e perché sono accaduti certi fenomeni, anche i più orrendi e ripugnanti alla nostra coscienza soggettiva, così come uno studioso del cancro non si ritrae dall’indagare le sue manifestazioni più distruttive”.

Il Bollettino, curato da Giuseppe di Tonto e Saura Rabuiti, raccoglie 12 saggi, 4 esperienze didattiche e 6 letture su questo argomento. Se scorrete l’indice, vi scoprirete tutti i temi che ne animano, ancora oggi, l’interesse. Li trovate accorpati e ben descritti: un’operazione necessaria per insegnare, data la vastità ormai non più contenibile degli studi. Basti pensare che la sola Wikipedia dedica a questo tema ben 364 voci (Prampolini: ma scorrendo gli indici di Historia Ludens ne troverete molte altre).

Così abbiamo, in questo Bollettino, sia l’interpretazione “stretta” del fascismo, quella alla quale Alberto De Bernardi ha dedicato le sue pagine più appassionate, riportata nell’intervista a Gentile, il quale ci avverte che questo termine ormai racchiude una “nuvola” di significati che lo rende applicabile ad ogni fenomeno spiacevole, e ci consiglia di tornare (o di conservare) all’interpretazione rigorosa, di un regime conquistato da un partito armato, con la violenza, e ammantato di ideologie mitizzanti; sia l’interpretazione “larga”, quella resa celebre da Umberto Eco, con il suo modello di Ur-Fascismo, spiegata qui da Giorgio Barberis.

Molti articoli affrontano, quindi, il tema del rapporto tra fascismo e storia della Repubblica, fino all’oggi, al fatto cioè che due massime cariche dello stato sono rette da persone che provengono da movimenti storicamente collegati al fascismo. Fino al problema, caldissimo, della costruzione continua di “contromemorie”, ben spiegato da David Bidussa.

Vi si parla di didattica, con l’analisi dei manuali di Enrico Pagano, organizzata in poche parole chiave, e con varie proposte didattiche, fra le quali ricordo quella raccontata da Marco Cecalupo sull’uso della fotografia durante il fascismo, un must di Historia Ludens, quando coi miei ragazzi invadevamo le scuole di Bari (e non solo).

Insomma, un Bollettino da scaricare e conservare nel proprio archivio.

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